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«In Italia una deflazione preoccupante»

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha colto ieri l’occasione di una riunione del comitato di presidenza dell’associazione imprenditoriale a Bruxelles per esortare la classe politica italiana a rafforzare urgentemente la competitività dell’Italia. Tra le altre cose, Squinzi ha sottolineato «la priorità assoluta» di «un intervento incisivo» sul cuneo fiscale; definito la legge di stabilità ancora «un libro da scrivere», viste le accese trattative politiche in Parlamento; e messo l’accento sui rischi di un euro molto forte contro il dollaro.
In una conferenza stampa, Squinzi ha chiesto all’Italia «un esame di coscienza» sulla «drammatica» situazione dell’economia nazionale e sulle cause di una crescita che è sistematicamente di circa un punto percentuale inferiore alla media comunitaria. E ha puntato il dito contro l’instabilità politica e la necessità di «uscire dallo status quo», in una giornata nella quale il vertice di Confindustria ha incontrato il presidente della Commissione José Manuel Barroso, il presidente del Parlamento Martin Schulz e il commissario all’Industria Antonio Tajani.
Riferendosi alle ultime previsioni dell’esecutivo comunitario sulla crescita in Italia (-1,8% nel 2013 e +0,7% nel 2014), Squinzi ha avvertito del «rischio di una ulteriore revisione al ribasso se non ritroviamo la via della crescita». In questo contesto, ha ammesso che un deficit limitato al 3,0% del Pil è «molto impegnativo», «congela la possibilità di fare investimenti». La richiesta di maggiore flessibilità «è una decisione politica – ammette Squinzi –, ma per l’Europa sembra che non sia possibile. Certamente lascia perplessi che solo Germania e Italia stiano dentro al tetto del 3%».
Da Bruxelles, Confindustria è tornata quindi a chiedere una decisa riduzione del cuneo fiscale, ma anche il pagamento accelerato dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese.
Ciò detto, il presidente degli industriali non crede che la crisi di competitività italiana sia da attribuire solo al costo del lavoro elevato ma anche a una serie di condizioni negative: un’amministrazione pubblica che spesso funziona male, troppe complicazioni burocratiche, la confusa concorrenza tra stato, regioni, e territori. «È – ha detto – come fare una tappa alpina o dolomitica con 10 chili nella maglia (…). Dobbiamo semplificare il paese. Non basta attrarre investitori esteri. Dobbiamo far sì che gli investitori italiani rimangano nel nostro paese».
Sul fronte valutario, i rappresentanti degli industriali hanno espresso preoccupazione a Barroso per il rafforzamento dell’euro, anche se il cambio è fissato dai mercati e «interventi sono molto difficili, se non impossibili» anche perché la valuta è «la risultante» di molti paesi diversi. Un cambio euro-dollaro a 1,38-1,40, se confermato nel medio-lungo termine, sarebbe «un freno alla crescita economica almeno per quelle imprese che si basano sull’export». Sempre secondo Squinzi, il livello reale è di 1,25-1,30, «un livello che abbiamo dimostrato di poter reggere».
Peraltro, l’andamento della valuta sta creando pericoli sul fronte dei prezzi: «Nonostante l’aumento di un punto dell’Iva – ha notato il presidente di Confindustria – l’inflazione è scesa e questo mostra che siamo in una situazione di vera e propria deflazione: è preoccupante». I timori sul livello elevato dell’euro, espressi anche da Tajani, giungono mentre aumentano le pressioni per una nuova riduzione al tasso di riferimento della Banca centrale europea, già molto basso, allo 0,5%.
Più in generale, l’incontro di ieri è stato utile a Confindustria in vista del Consiglio europeo di febbraio quando i governi discuteranno di un rilancio dell’industria europea, a ridosso della presidenza italiana dell’Unione da metà 2014. In questo senso, il rafforzamento dell’economia europea passa anche da un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti. Ieri gli industriali italiani hanno ricordato a Barroso l’importanza di queste trattative, che alcuni uomini politici vorrebbero invece congelare sulla scia delle polemiche sullo spionaggio americano in Europa.

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