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«In Italia serve il consolidamento Cruciale il ruolo del private equity»

«L’Italia è un Paese fatto soprattutto di piccole e medie imprese con imprenditori geniali. Ora, soprattutto dopo il Covid, c’è bisogno di consolidamento e aggregazioni. Queste ultime, se ben realizzate, portano economie di scala e liberano risorse. In questo scenario un soggetto terzo come il private equity ha un ruolo cruciale».

Non ha dubbi Francesco Canzonieri, amministratore delegato e fondatore di Nextalia, la nuova Sgr in attesa del via libera di Banca d’Italia, nuovo player del mercato italiano degli investimenti. «Il 2020 è stato un anno molto difficile per l’Italia che ha subito un calo drammatico dell’8,3% del Pil per via della pandemia, insieme alla Spagna (-11,06%) e alla Grecia (9,38%), tra i più bassi tra i paesi Europei. Ma se si guarda al fronte degli investimenti – spiega Canzonieri – il sistema ha reagito. A livello di fusioni e acquisizioni il primo trimestre del 2021 è stato il miglior trimestre registrato nel corso di 20 anni. Si è chiuso con 66 nuovi investimenti: 6 operazioni su 10 sono di buy-out, a conferma dell’importanza rappresentata dai progetti di aggregazione industriale, che ormai costituiscono in numerosi settori una delle chiavi di creazione di valore di maggior successo. Settore leader con il 18% delle operazioni di M&A resta quello dei prodotti per l’industria, seguito dai beni di consumo, terziario, Ict e cleantech, tutti rispettivamente con il 14%».

Ora si guarda alla ripresa. Le opportunità, in un periodo post-Covid, sono numerose per le aziende, ma vanno colte. La pandemia ha messo in difficolta le Pmi italiane: anche se il governo ha cercato di intervenire per evitare che i credit crunch possano soffocare il rilancio post Covid, le imprese stanno soffrendo. «Il Pnrr e i finanziamenti che ne derivano – afferma Canzonieri – costituiscono un’opportunità senza precedenti e difficilmente ripetibile per le imprese, a patto che queste risorse vengano concentrate su innovazione, ricerca, transizione energetica e formazione, aspetti per i quali le imprese italiane sono sotto la media europea».

L’altro volano sarà, appunto, il consolidamento. «In Italia – continua Canzonieri – ci sono 6 mila aziende tra i 50 e i 500 milioni di fatturato: il modello della piccola impresa e della gestione familiare rischia di rallentare il processo di crescita necessario per diventare competitivi e poter guardare ad altri mercati. Il ruolo di un investitore finanziario con un approccio industriale diventa strategico e fondamentale per le Pmi, soprattutto in un momento come questo, in cui le aziende sono in sofferenza a causa della crisi pandemica e risentono dei problemi legati alla liquidità».

Uno dei settori soggetti al maggior consolidamento è quello bancario: «Il modello tradizionale di fare banca con successo – osserva Canzonieri – sta cambiando rapidamente e ancora cambierà. Come? Tramite senz’altro aggregazioni che ne sostengano la redditività ma anche accordi commerciali, consorzi e la creazione di operatori fortemente tecnologici e specializzati. Alla fine, oltre al polo che si è creato attorno a Intesa Sanpaolo, è probabile che si potranno creare altri due poli».

Si tratta di un consolidamento necessario, anche per il rilancio dell’economia: «Le banche – continua Canzonieri – hanno accumulato un patrimonio ‘in eccesso’ in quest’ultimo anno, tra blocco dividendi e minore flusso di crediti deteriorati, che può essere utilizzato per sostenere imprese in difficoltà. Il ruolo che eserciteranno sarà decisivo nel corso del prossimo anno per la tenuta del sistema economico del Paese».

L’altro grande tema resta il ruolo di Borsa Italiana, appena finita sotto il cappello di Euronext. L’effetto Covid si è fatto sentire in Borsa con un calo della capitalizzazione del 10,1% e un rapporto tra capitalizzazione e Pil sceso al 32% rispetto al 33,1% a fine 2019 per le società presenti a Piazza Affari.

Ma, rovescio della medaglia, sul mercato continua ad esserci grande liquidità disponibile. «Due sono i fattori da considerare – dice Canzonieri -cioè l’abbondanza di risorse e la forte liquidità che banche centrali e bassi tassi di interesse hanno finora generato sul mercato. In questo contesto la ridotta patrimonializzazione delle aziende italiane era un grande limite alla competitività già prima della crisi pandemica, lo è a maggior ragione dopo questa esperienza».

L’obiettivo è creare dei campioni nazionali per poi farli crescere all’estero e quotarli in Borsa: «Il modello è quello di Nexi che si è fusa con Sia – rileva Canzonieri -. C’è necessità di capitali per fare diventare le aziende leader nel proprio mercato per poi internazionalizzarle e consegnarle alla Borsa».

Alcune recenti grandi operazioni hanno dimostrato che l’Italia è stata in grado di costituire dei leader internazionali: «Non solo Nexi, ma la stessa Enel è diventata una delle maggiori utility al mondo, poi Prysmian, ma anche Fca che si è fusa con Psa creando Stellantis. E la stessa Intesa Sanpaolo, con l’acquisizione di Ubi, ha raggiunto livelli di capitalizzazione ai vertici a livello internazionale» continua Canzonieri.

Questi processi andranno realizzati seguendo il nuovo paradigma dell’epoca post-covid, cioè la sostenibilità. «Oggi più di ieri la sostenibilità rappresenta uno dei megatrend principali. Ad oggi, in sostenibilità sono investiti 1300 miliardi di euro in Europa e 2 mila miliardi di dollari a livello globale, con un incremento del 18% nel primo trimestre 2021, rispetto alla fine del 2020. Si tratta di un elemento strategico di creazione di valore nel lungo termine» conclude Canzonieri.

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