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In Italia il fisco mette un freno al settore delle quattroruote

Comprare un’auto in Italia, per professionisti e imprese, risulta in assoluto fiscalmente più penalizzante rispetto a ogni altro grande stato europeo. Situazione, questa, indubbiamente che incide anche sul mercato dell’auto in Italia in questi ultimi anni (si vedano le statistiche in tabella).

Quanto sopra deriva dal combinato disposto di tre componenti:

1) La deducibilità Irpef limitata al 20% dell’imponibile. Tale tetto, introdotto in vigenza del governo Monti con l’art. 1, comma 501 della legge 24 dicembre 2012 n. 228 (Finanziaria per il 2013), costituisce in assoluto la limitazione alla deducibilità più restrittiva d’Europa. Tale barriera, va peraltro coniugata con il tetto massimo di euro 18.076, che delimita di fatto per qualsiasi auto a soli 3.615 euro il costo concretamente deducibile complessivo (in pratica 903,8 euro ogni anno), con riflessi ovviamente anche su tutte le spese di carburanti e di gestione, anch’esse deducibili nel limite del 20%. Tale limitazione percentuale (si veda la tabella sottostante) non esiste in nessuno dei grandi stati europei. A tutto ciò va aggiunto che il tetto dei 18.076 euro è stato fissato oltre 15 anni fa (a partire dall’esercizio d’imposta 1997) ed è rimasto lo stesso da tale data a fronte di un costo automobilistico praticamente raddoppiato in 16 anni (una Fiat bravo all’epoca si comprava con 18/20 milioni di lire, oggi servono, invece, da 18 ai 22 mila euro).

2) La detrazione Iva limitata al 40%. Anche in questo caso siamo in assoluta (desolante) solitudine in Europa. In ognuno degli altri grandi stati (Germania, Francia, Regno Unito, Spagna) la detraibilità fiscale dell’Iva sulle auto aziendali è del 100% contro il 40% dell’Italia.

3) L’aliquota Iva in termini assoluti. Le ultime manovre fiscali hanno portato l’Iva ordinaria in Italia dal 20 al 22%, decretando un ulteriore, non invidiabile, primato fra gli stati europei. Detta percentuale è, infatti, a oggi del 21% in Spagna, del 20% nel Regno Unito, del 19,6 in Francia e di solo il 19% in Germania.

 

Auto aziendali: Germania batte Italia 6 a 1. Per un’auto aziendale da 30 mila euro, in Italia la deduzione/detrazione fiscale è di 5.697 euro (vale a dire circa un sesto dell’esborso) mentre in Germania è degli integrali 30 mila euro.

Per capire in concreto gli effetti fiscali per un’azienda che acquista un’auto, ipotizziamo nel 2014 l’acquisizione della stessa auto (valore di acquisto e messa su strada, Iva compresa: 30 mila euro) da parte di un’azienda tedesca e di una italiana.

In primo luogo, è da evidenziare la differenza nelle aliquote Iva che in Germania è del 19% e in Italia è del 22%.

Questo significa che al netto dell’Iva il costo dell’auto che si può comprare spendendo Iva compresa 30 mila euro è di 25.210 euro in Germania e di 24.590 euro in Italia in quanto nella prima l’Iva inciderà per 4.790, mentre in Italia per 5.410 euro. In altri termini, comprando un’auto in Germania e investendo 30 mila euro si otterrà un auto del valore di oltre 600 euro in più rispetto a quello di un auto acquistata in Italia. Ma le differenze proseguono. In Germania la detraibilità dell’Iva è integrale mentre in Italia si può detrarre soltanto il 40%, cioè la detrazione è di 4.790 euro in Germania e di 2.164 euro in Italia.

Le cose non vanno meglio in merito alle imposte dirette. In Germania, infatti, la deducibilità dell’ammortamento dell’auto è integrale e senza alcun tetto massimo, laddove, invece, in Italia è limitata al 20% e con un tetto massimo di 18.076 euro. Ciò significa che l’azienda tedesca potrà dedurre dal suo imponibile 25.210 euro nel complesso, mentre quella italiana soltanto 3.615,20 euro.

Considerando insieme l’Iva e le altre imposte per un’auto da 30 mila euro la somma di detrazioni e deduzioni fiscali in Germania è di 30 mila euro e in Italia di 5.779 euro. Non occorre scomodare un premio Nobel per l’economia per capire che poiché l’azienda italiana e quella tedesca operano sullo stesso mercato, la nostra azienda corre con una pesante palla al piede che si chiama Fisco.

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