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In Italia finiscono 116 miliardi

di Morya Longo e Fabio Pavesi

È meglio ottenere prestiti al tasso dell'1%, oppure pagando interessi del 7-8%? La risposta è banale, ovvia: è meglio l'1%. È per questo che ieri le banche italiane hanno risposto in massa all'offerta della Banca centrale europea, che erogava finanziamenti illimitati della durata di tre anni: gli istituti di credito italiani hanno infatti "prelevato" a Francoforte 116 miliardi di euro. Cioè il 23% dei 489 miliardi che la Bce ha erogato alle banche di tutta Europa. E il motivo è ovvio: la Bce applica ai prestiti un tasso d'interesse agevolato dell'1%, mentre le banche italiane se cercassero finanziamenti analoghi sul mercato a stento riuscirebbero a ottenere il 7%. È per questo che ieri gli istituti di credito ne hanno approfittato. La domanda, ora, è: che uso faranno di questi 116 miliardi? Le possibilità sono varie: rimborsare e/o riacquistare le obbligazioni in scadenza nel 2012-2013, comprare BTp, aumentare il credito a imprese e famiglie. Oppure, più banalmente, tenerli sotto il materasso: cioè depositarli nuovamente in Bce e aspettare tempi migliori.
Il grande "bancomat"
Andiamo con ordine. Francoforte ieri ha erogato finanziamenti agevolati a tutte le banche europee. Gli importi erano illimitati, il tasso era bassissimo. Una sola era la condizione: che le banche dessero in garanzia alla Bce dei titoli obbligazionari. Per tutelarsi, infatti, l'Eurotower chiede un ammontare di titoli maggiore rispetto al finanziamento che eroga: per ottenere 100 euro, dunque, ogni banca deve dare – a spanne – almeno 110-120 euro di obbligazioni in garanzia. È per questo che, per le banche, è di vitale importanza avere da stanziare più bond possibili: perché maggiore è l'ammontare di titoli, maggiore è la quantità di finanziamenti agevolati che si possono ottenere.
I titoli stanziabili come garanzia sono di vario tipo: bond governativi, bancari o aziendali e altro. Da ieri, in Italia, c'era una possibilità in più: le banche potevano – per effetto del decreto del Governo Monti – offrire anche nuove obbligazioni emesse da loro stesse con la garanzia dello Stato. Negli ultimi giorni le banche italiane si sono affrettate a "creare" più obbligazioni possibili garantite dallo Stato (in totale gli istituti italiani ne hanno emesse per 40 miliardi di euro): l'obiettivo era proprio di aumentare al massimo le possibilità di ottenere finanziamenti in Bce. Sommando questi bond a tutti gli altri che le banche già avevano da stanziare in Bce, gli istituti italiani sono dunque riusciti a raggiungere il loro obiettivo: "prelevare" da Francoforte 116 miliardi.
Salvarsi e salvare lo Stato
La prima cosa che le banche faranno con questi soldi sarà di eliminare i rischi del 2012. L'anno prossimo solo le prime 5 dovranno rimborsare 88,2 miliardi di obbligazioni in scadenza. Questo era un problema fino a due giorni fa, perché – in assenza di investitori disposti a prestare soldi – rifinanziare quelle scadenze sarebbe stato difficile. Ora, con 116 miliardi a disposizione, quel rischio non c'è più. Stessa musica per il 2013. Anche qui ci sono altri 88 miliardi di bond in scadenza. Totale: 176 miliardi di debito bancario (e solo dei primi 5 istituti) che può essere coperto evitando la scure del mercato con la nuova liquidità. Le banche potrebbero anche fare di più: ricomprare, a prezzi di saldo, i bond che giungeranno a scadenza in futuro.
Ma le possibilità non finiscono qui. Gli istituti potrebbero anche comprare titoli di Stato italiani. Finanziandosi con un tasso dell'1%, potrebbero insomma acquistare BTp che rendono il 6,5%: il guadagno, per loro, sarebbe automatico. E anche l'Italia beneficerebbe di questi acquisti, perché i rendimenti dei BTp potrebbero scendere alleviando i dolori del ministero dell'Economia. Ma le banche lo faranno? I dubbi sono tanti. Innazitutto perché sono già piene zeppe di BTp (ed è per questo che la Borsa le penalizza da mesi).
La fine del credit crunch?
In alternativa le banche potrebbero invece "girare" i benefici artificiali della Bce sui loro clienti: famiglie e imprese. Questo, almeno, è ciò che tanti chiedono. E ciò che tanti banchieri auspicano. Ma sarà veramente così? Nella teoria sì, ma nella pratica non sarà facile. Quei 116 miliardi diminuiscono infatti i costi della raccolta per le banche, ma non in maniera così evidente. Quei 116 miliardi sono infatti poco più del 5% del monte raccolta delle banche italiane (2.200 miliardi): se abbassano il tasso medio, oggi all'1,9%, del costo dei depositi retail, possono fare poco su quegli oltre 800 miliardi di funding via obbligazioni sul mercato internazionale che ha tassi ben più alti. Insomma: 116 miliardi sono tanti, aiutano le banche. Ma difficilmente saranno sufficienti per abbassare in maniera significativa i tassi applicati a imprese e famiglie. Sono un passo avanti, certo. Ma non la medicina che guarisce tutti i mali dell'economia.

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