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«In Italia c’è spazio per altre fusioni»

Dopo l’attesa aggregazione tra Bpm e Banco Popolare, in Italia c’è spazio per altre fusioni. Perchè il nostro è uno di quei paesi dove possono nascere «banche più redditizie e con modelli di business migliori».
Nel giorno del via libera preliminare all’aggregazione tra le due banche popolari italiane, la prima dall’avvio della Vigilanza unica europea, il numero uno dell’Ssm Danièle Nouy tratteggia lo scenario che, nella visione della Bce, attende il sistema bancario italiano nei prossimi anni.
Lo fa a Francoforte, nella sede della Bce, in occasione della conferenza stampa di presentazione del rapporto annuale sulla Vigilanza, il primo dall’avvio dell’Ssm, datato novembre 2014. Un passaggio utile anche per fare il punto sull’approccio “metodologico” che la Bce intende seguire sul tema del consolidamento bancario. Nel caso dell’aggregazione tra Milano e Verona, tiene a sottolineare l’Ssm, la Bce sta «chiedendo esattamente quello che chiederebbe a un gruppo di pari dimensioni in qualsiasi altro paese», perchè «più grande è la banca, maggiore è il rischio». Così facendo, Nouy risponde indirettamente a chi ipotizzava un possibile “accanimento” della Vigilanza nei confronti delle banche italiane, che da settimane provavano faticosamente a trovare un accordo tra loro ma incontravano come risposta una Bce poco accondiscendente e attenta ai numeri. Per spiegare la richiesta aggiuntiva di azioni di rafforzamento patrimoniale rivolta al Banco Popolare (pari a 1 miliardo), Nouy ricorda che la costituenda Bpm-Banco darà alla luce «il terzo gruppo bancario italiano», un soggetto che dovrà confrontarsi con competitor di analoga stazza sia a livello italiano – come le più grandi Intesa e UniCredit – sia a livello europeo, perchè è su questo piano che il confronto si sposterà in prospettiva, secondo la visione di Francoforte.
Questo tuttavia non significa che le future, potenziali aggregazioni, dovranno essere fatte nel rispetto degli stessi benchmark (di patrimonio, di coperture sui crediti, di governance) che il progetto Bpm-Banco porta con sè in dote. «Ovviamente non chiederemmo le stesse cose (chieste a Bpm-Banco, ndr) qualora si creasse «il quindicesimo gruppo bancario», spiega Nouy. Nel rispetto del principio di proporzionalità, Nouy chiarisce insomma che ogni aggregazione futura farà caso a sè, e nessuna richiesta di correzione da parte della Bce seguirà schemi precostituiti.
Un dato è sicuro. «Negli anni che restano del mio mandato il mio obiettivo anche sul sistema bancario italiano è avere banche più forti. E per questo obiettivo lavoriamo bene con le autorità italiane», dice la funzionaria. L’obiettivo dell’Ssm è di «garantire che le banche siano solide e sicure». E nei paesi «dove il sistema bancario non è molto concentrato, oppure non è abbastanza concentrato, le fusioni sono auspicabili».
Il capo della Vigilanza Bce riconosce in questo senso il merito decisivo della riforma sulle banche popolari targata Renzi-Padoan, giudicata «importante» e utile per dare alle banche la «capacità di affrontare i tempi attuali».
La presentazione del bilancio della Vigilanza è servita anche per dare una serie di messaggi di rilievo sulle prossime sfide che attendono il sistema bancario europeo nel suo complesso. La prima delle quali non può non toccare il nervo scoperto del patrimonio di vigilanza degli istituti europei, che da tempo è sotto stress per le richieste dei regulator. Su questo punto «non ci saranno ulteriori significativi incrementi dei requisiti di capitale», rassicura Nouy, anche perchè «la riforma delle regole è stato un viaggio non facile ma ha aperto la strada a un sistema bancario più solido».
Piuttosto, allora, le banche europee dovrebbe cogliere la «buona opportunità» dei tassi zero per rivedere «i modelli di business» e «riconsiderarne la sostenibilità», perchè lo «spazio di manovra c’è». Infine, la presidente del Consiglio di Vigilanza della Bce ha poi ribadito le cinque priorità dell’Ssm per il 2016, che vanno proprio dalla verifica della redditività dei modelli di business (per cui è stata avviata dall’Ssm un’indagine tematica sulle determinanti della redditività a livello di singole banche e per modello di business), al rischio di credito, per verificare il quale verrà avviata a breve un’analisi tematica. Focus anche sull’adeguatezza patrimoniale (con la verifica mirata sui modelli interni delle banche e sulla rispettiva intensità dei Risk weighted asset), sul governo dei rischi (in particolare quelli informatici) e sulla liquidità.

Luca Davi

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