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In Grecia è corsa agli sportelli

Più sale la febbre dell’incertezza politica ad Atene, più aumenta la corsa a ritirare i soldi dalle banche greche in vista del voto del 17 giugno. I bancomat sono roventi e gli istituti hanno registrato un aumento significativo dei ritiri dei depositi a causa dei timori crescenti che Atene possa uscire dall’Eurozona dopo il voto di domenica. Secondo fonti bancarie, il flusso quotidiano di depositi in uscita dalle principali banche avrebbe raggiunto i 500-800 milioni, fra ritiro di contanti, bonifici verso l’estero e disinvestimenti: un fenomeno che si somma ai 72 miliardi di euro già ritirati dall’ottobre 2009, e che lasciano in cassa “solo” 171,5 miliardi.
Ma anche le multinazionali e le banche internazionali si preparano al peggio: secondo il Wsj il Crédit Agricole, presente con la sua filiale Emporiki, sesta banca del Paese, dove ha perduto enormi somme, sta preparando un piano d’emergenza nel caso Atene uscisse dall’euro, per fondere la sua banca locale in un conglomerato in cui la banca francese potrebbe avere il 10% o semplicemente lasciarla fallire. Secondo gli analisti un’uscita della Grecia dall’euro costerebbe all’Agricole almeno 5,2 miliardi. Una mossa che appare la prova di come le aziende internazionali si stanno preparando al peggio.
A creare panico è soprattutto l’incertezza politica del risultato elettorale. La sinistra radicale di Syriza, che vuole stracciare il Memorandum di intesa con i creditori, e il centro destra di Nea Dimokratia di Antonis Samaras, che lo sostiene ma vuole ammorbidirlo, soprattutto dopo l’accordo spagnolo, sono testa a testa, attorno al 30 per cento. Il primo partito prende un premio di maggioranza di 50 seggi e Nd dovrebbe farcela perché molti transfughi come la Bakoyannis sono tornati all’ovile mentre Tsipras ha intercettato il voto giovanile. Una coalizione eterogenea sembra comunque la via obbligata per chiunque vinca.
Non solo. Se i vincitori di domenica non rispetteranno le condizioni del Memorandum siglato tra Atene e la troika (Ue, Fmi e Bce), potrebbero bloccare una o più tranche del mega-prestito da 130 miliardi di euro di cui la Grecia ha disperatamente bisogno. La Grecia dispone soltanto di due miliardi di euro nelle casse statali, denaro che potrà garantire il pagamento degli stipendi e delle pensioni dei dipendenti pubblici solo sino al prossimo 20 luglio.
Come se non bastasse è arrivata la gaffe di George Osborne. «La Grecia rischia di dover lasciare Eurolandia perché i contribuenti tedeschi siano convinti a mettere i soldi di Berlino dietro i debiti di altri Paesi», ha detto al Times il cancelliere dello scacchiere britannico.
Una situazione di incertezza che fa tornare di attualità la proposta di Deutsche Bank circolata nei giorni scorsi di usare delle cambiali per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici. Atene ha cominciato a pensare di emettere Iou’s per saldare i debiti con dipendenti e fornitori. La sigla sta per I owe u, io ti devo. Passaggio verso la dracma?

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