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In Germania l’industria tira il freno

Un brusco calo della produzione industriale in Germania nel mese di maggio ha convalidato ieri altri dati recenti secondo cui la più importante economia dell’eurozona ha accusato nel secondo trimestre dell’anno una frenata che potrebbe produrre una contrazione nell’area dell’euro nel suo complesso.
A maggio, la produzione industriale tedesca è calata dell’1,8%, contro l’attesa di un andamento piatto. Il dato di aprile è stato rivisto al ribasso da -0,2 a -0,3%. Le cifre mensili della produzione industriale sono spesso volatili, ma in questo caso si sommano a rilevazioni negative sulle vendite al dettaglio e gli ordini all’industria, oltre che ai risultati dei sondaggi fra i responsabili degli acquisti (Pmi) e fra le imprese in generale, quest’ultimo condotto dal centro studi Ifo.
Dopo un primo trimestre molto sostenuto, in cui la crescita tedesca aveva toccato lo 0,8%, il secondo, sulla base delle ultime indicazioni, sarà probabilmente appena sopra lo zero, secondo diversi economisti di mercato. La nostra previsione dello 0,5%, ha scritto in una nota Marina von Terzi, di Unicredit, è sottoposta a rischi al ribasso. Nel primo trimestre, era stata la crescita tedesca a tenere il dato dell’eurozona in territorio positivo (+0,2%). La frenata in Germania si rifletterà nel dato complessivo dell’area della moneta unica, nonostante qualche segnale di miglioramento nelle economie della perfieria.
La maggior parte degli economisti ritiene che la Germania accelererà di nuovo nella seconda metà dell’anno. Il Governo prevede per l’intero 2014 una crescita dell’1,8%. Il ministero dell’Economia ha attribuito il cattivo andamento della produzione industriale a maggio, il peggiore da oltre due anni a questa parte, a diversi fattori, non tutti inattesi: un giorno lavorativo in meno a causa di un ponte, la flessione delle costruzioni (-4,9%) per un inverno più mite del solito che aveva consentito una maggior attività nei mesi precedenti, i rischi geopolitici che emanano soprattutto da Ucraina e Iraq.
Il settore manifatturiero ha accusato una caduta dell’1,6%: la crescita di auto e meccanica non è bastata a compensare la contrazione di chimica e metallurgia. I dati attesi per domani sulle esportazioni contribuiranno a far luce sull’evoluzione dell’economia tedesca, normalmente molto dipendente dalle vendite all’estero. Le aspettative di una rotazione sulla domanda interna, favorita dalla bassa disoccupazione e da alcuni aumenti salariali sopra l’inflazione, sono andate per ora in parte disattese, come dimostra l’andamento dei consumi.
La frenata della Germania, soprattutto se si ripercuoterà sulla media dell’eurozona, accentuerà la pressione sulla Banca centrale europea, la quale sembra essere al momento in stand-by dopo le misure di stimolo annunciate a giugno, alcune delle quali però richiederanno diversi mesi per avere efficacia. Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha ribadito che il consiglio è pronto a ulteriori interventi, compreso l’acquisto di titoli pubblici e privati, se l’inflazione non dovesse risalire verso l’obiettivo. Ieri, in un intervento ad Amburgo, il membro tedesco del comitato esecutivo della Bce, Sabine Lautenschlaeger, ex vicepresidente della Bundesbank, ha sostenuto che misure del genere verrebbero adottate solo in caso di emergenza, davanti alla prospettiva imminente di deflazione, che al momento la Bce non vede.

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