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In fumo bond subordinati per 728 milioni

È di 728 milioni di euro il controvalore dei bond subordinati emessi dalle quattro banche italiane “salvate”. Un controvalore ora azzerato. Stesso discorso per gli azionisti. È questo il prezzo del salvataggio di Banca Etruria, Banca delle Marche, Carife e Carichieti. Nella tabella a fianco ci sono i codici Isin dei bond che consentono di identificare se si è o meno in possesso dello strumento finanziario in questione. Nello specifico Banca Marche ha emesso quattro emissioni subordinate del valore di 205 milioni; Carife ha tre bond subordinati per un controvalore di 148 milioni mentre Banca Etruria ha nove obbligazioni subordinate per circa 375 milioni.
Rotto un tabù
«È stato rotto un tabù. I risparmiatori italiani, da questo momento in poi, devono prendere coscienza che le obbligazioni bancarie non sono esenti da rischi. Niente panico però. Le quattro banche salvate avevano grossi problemi. Il sistema bancario italiano è robusto. Ma i salvataggi hanno un prezzo e stavolta lo hanno pagato azionisti e possessori di subordinati». È questa la sintesi di consulenti e gestori sentiti nelle ore successive al salvataggio.
Presa di coscienza
Dal primo gennaio 2016 però, cambiano le norme su questo settore con l’entrata in vigore della direttiva sul bail-in ovvero il «salvataggio interno». Tradotto: non saranno più i contribuenti, e quindi lo Stato, a venire in soccorso a banche in crisi ma toccherà ad azionisti in primis e poi a tutti gli obbligazionisti (e non solo a quelli titolari di subordinati). Fino ad arrivare ai correntisti con depositi superiori ai 100mila euro, benché sia un’ipotesi estrema. «Per il sistema bancario italiano non ci sono pericoli all’orizzonte – dichiara Dino Marcialis, a.d. della società di consulenza finanziaria indipendente MC Advisory –. Gli italiani, però, da questo momento devono sapere che l’eventuale azzardo di una banca verrà pagato da azionisti, obbligazionisti, fino a depositanti con più di 100mila euro sul c/c. Da qui il suggerimento di diversificare attraverso fondi comuni». Raffaele Lener, docente di mercati finanziari all’università di Tor Vergata e partner dello studio legale Freshfields spiega: «Il Governo ha fatto obiettivamente un ottimo lavoro, in pochissimo tempo e ottenendo il placet della commissione Ue. Operazione tutt’altro che semplice. Non è bail-out, come nel passato. Il sistema pubblico non è chiamato a pagare. Ma neppure propriamente bail-in, perché si vanno a incidere solo azionisti e obbligazionisti subordinati, ossia soggetti consapevoli, o che avrebbero dovuto esserlo, di correre un rischio del tutto analogo a quello di chi investe appunto in capitale di rischio».
Premio di rischio più alto
Angelo Drusiani, esperto in gestioni di Banca Albertini Syz, sottolinea che quanto avvenuto ieri alle quattro banche commissariate «è un anticipo del bail-in che entrerà in vigore in gennaio. Di certo, i bond di questi quattro istituti di credito andranno a pagare nel breve dei rendimenti più alti sul secondario». Più in generale si concorda che in futuro, in caso di investimenti in bond bancari, bisognerà pretendere il pagamento di un premio al rischio più alto.

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