Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

In ferie matrimoniali quando si vuole

La Corte di cassazione ha stabilito che il permesso per matrimonio può anche non decorrere dal giorno delle nozze. L’importante è che la fruizione del periodo di assenza risulti connessa all’evento. La sezione lavoro ha affermato questo principio con la sentenza 9150 del 6 giugno scorso, argomentando che il periodo di congedo non deve necessariamente cominciare dal giorno del matrimonio.

Perchè «quest’ultimo deve intendersi come la causa che fa sorgere il diritto del lavoratore, e non il dies a quo dello stesso». Il collegio ha giustificato tale conclusione citando i principi di buona fede e correttezza nell’adempimento delle obbligazioni e nell’esecuzione del contratto, previsti dagli articoli 1175 e 1375 del codice civile. Il tutto in riferimento alla opportunità di contemperare le reciproche necessità delle parti. E quindi , dopo avere affermato che il periodo di fruizione deve essere giustificato dall’evento matrimonio, ha spiegato che tale necessario collegamento, da un lato, non impone che la giornata del matrimonio debba essere necessariamente ricompresa nei quindici giorni di congedo, ma, dall’altro, non può neanche comportare che la relativa fruizione sia del tutto svincolata dell’evento giustificativo.

Ne consegue che il permesso per matrimonio, che il lavoratore deve richiedere con sufficiente anticipo, spetti laddove il periodo richiesto sia ragionevolmente connesso, in senso temporale, con la data delle nozze, ciò essendo sufficiente a mantenere il necessario rapporto causale con l’evento. La Corte ha chiarito, inoltre, che tale interpretazione va adottata solo in difetto di disciplina collettiva. E cioè quando il contratto di lavoro non fissa i termini di fruizione. Ma il principio è di carattere generale e, data l’autorevolezza della fonte, potrebbe legittimare anche applicazioni conformi a tale principio, ma non strettamente aderenti alla disciplina contrattuale. Ed è proprio il caso della scuola, laddove, l’art. 15, comma 3 del contratto di lavoro prevede che i 15 giorni di permesso debbano necessariamente essere fruiti consecutivamente nel periodo compreso tra una settimana prima e i due mesi successivi al matrimonio. Va detto subito che la sentenza non si applica automaticamente alla scuola. Ma potrebbe costituire un importante presupposto per avviare una discussione in tal senso, così da giungere ad una applicazione più elastica delle disposizioni contrattuali e ad una loro rivisitazione in sede negoziale.

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’esordio di Andrea Orcel come ad di Unicredit, uscita con un utile trimestrale doppio rispetto al...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica, non fa suo il progetto per una rete unica ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un blitz della Ragioneria generale dello Stato evita un "buco" di 24 miliardi nel decreto "Sostegni ...

Oggi sulla stampa