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In Europa solo 975 mila auto. Le vendite come dieci anni fa

MILANO — La Spagna, grazie agli incentivi. E i Paesi fuori dal circuito dell’euro, Gran Bretagna per prima. Senza questi traini — i soliti, peraltro — il mercato continentale dell’auto sarebbe ancora in perdita. Chiude invece novembre con un incremento dello 0,9%. Ed è vero che è il terzo mese consecutivo con un segno «più» davanti al saldo finale. Ma se questo significa che «l’Europa sta sicuramente uscendo dal trend negativo», c ome sottolinea Ihs Automotive (uno dei maggiori istituti internazionali di analisi del settore), altrettanto «certamente» è troppo poco e «troppo presto per parlare di una solida crescita». Non soltanto perché quel risicato 0,9% non è sufficiente a riportare in attivo il bilancio da inizio anno, nonostante il «rosso» scenda al 2,8%. Ci sono altri numeri, nelle consuete statistiche dell’Associazione europea dei costruttori, a preoccupare gli addetti ai lavori. I volumi, per esempio. Nell’intero continente le vetture immatricolate continuano a stare sotto quota un milione. Nel caso, per l’esattezza, 975.281: pur considerando che novembre 2013 ha «perso» un giorno lavorativo sul 2012, quella cifra rappresenta «il terzo record negativo, per questo mese, da quando Acea pubblica i dati». Ossia dal 2003.
A farlo notare è Roberto Vavassori, il presidente della confindustriale Anfia. Esattamente come Fiat-Chrysler, che all’associazione non è più iscritta da quando ha lasciato Confindustria, tutte le imprese della filiera automotive nazionale hanno parecchie ragioni di preoccupazione in più rispetto ai concorrenti degli altri Paesi.
Certo, anche la Germania torna di nuovo in negativo (-2%). Sì, pure la Francia se la passa male (-4%). Ma l’Italia, tra i grandi mercati, con il suo -4,5% continua a far peggio di tutti. È stabilmente in coda alla classifica. E il calo — comunque negli ultimi anni interrotto solo da brevi, sporadiche, «leggere» parentesi qua e là — va avanti ormai da 27 mesi di fila.
Ne risente, com’è ovvio, l’intera l’industria collegata al settore. E l’analisi dei numeri di Fiat-Chrysler in rapporto alla classifica europea è lo specchio esatto della nostra crisi. Il Lingotto guadagna più della media in Francia (+10% su un comparto in calo del 4%), Gran Bretagna (+20,1% contro una media del +7%), Spagna (+28,2% a fronte del +15,1%). Ma rimangono mercati piccoli, per Torino. Né può servire a molto che Panda e 500 siano sempre leader del segmento A, quello delle citycar , con quasi il 28% delle immatricolazioni continentali. Alla fine, accanto all’assenza di nuovi modelli che fa precipitare Lancia e soprattutto Alfa Romeo (-13,6% e – 19,5%), è il peso del mercato italiano a zavorrare ancora le performance. Non è il gruppo che scende di più: il peggiore è Bmw, con un calo del 7% (mentre è Renault a guidare la pattuglia dei migliori, con un incremento di quasi il 9%). Fiat-Chrysler perde però a sua volta il 5,8%. Con il risultato che la quota di mercato subisce un nuovo taglio: dal 6,1% di novembre 2012 al 5,7% attuale.

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