Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

In dogana più vincoli ai depositi Iva

di Matteo Mantovani e Benedetto Santacroce

Il decreto Sviluppo (Dl 70/2011 convertito dalla legge 106/2011) ridisegna la disciplina dei depositi Iva in una duplice ottica di razionalizzazione del l'istituto e di prevenzione delle frodi. Il Dl rappresenta solo l'ultimo di una serie di interventi che in pochi mesi hanno interessato la regolamentazione dei depositi, a testimonianza del fatto che la materia necessita di essere definita in modo più accurato. Tutto nasce dalla sentenza della Cassazione n. 12580/2010, seguita da diversi lavori parlamentari sul tema (una interrogazione, due audizioni e una risoluzione) che hanno fatto da preludio all'emendamento sui depositi inserito in sede di conversione del decreto 70/2011 (articolo 7, comma 2, lettera cc-ter).

Sul piano della razionalizzazione, la nuova norma individua in modo puntuale le strutture eleggibili a deposito Iva. Accanto alla conferma dei magazzini generali con autorizzazione doganale e dei depositi doganali di tipo C e D, va segnalata l'ufficializzazione della possibilità – già ammessa dalla prassi – di utilizzare anche quelli di tipo E, in cui non è necessario predeterminare il locale di stoccaggio, ma il deposito delle merci può avvenire nell'insieme delle istallazioni, anche non confinanti, del soggetto titolare del l'autorizzazione. Quanto ai depositi fiscali, sono definiti con rinvio all'articolo 1, comma 2, lettera e) del Dlgs 504/95 (Testo unico delle accise).

Le finalità anti frode perseguite dal decreto 70/2011 prendono la forma di specifici vincoli circa la garanzia da prestare per l'immissione in libera pratica di merci d'importazione destinate a essere introdotte in deposito. Ai sensi del comma 4, lettera b), del l'articolo 50-bis del Dl 331/93, queste operazioni sono eseguite senza pagamento dell'Iva. Per prassi, la dogana provvede a incamerare una cauzione per l'imposta non corrisposta all'atto dell'importazione, che poi è svincolata a seguito della restituzione di una copia della bolletta doganale munita dell'attestazione del depositario dell'avvenuta presa in carico delle merci. Per l'effetto del decreto Sviluppo questa modalità operativa diventa cogente, con l'ulteriore previsione di una particolare cautela sul rilascio della cauzione, possibile solo a condizione che il soggetto che procede al l'estrazione comunichi al gestore del deposito i dati relativi alla liquidazione dell'Iva relativa i beni estratti.

A parte il nuovo obbligo per il depositario (che vede aumentare le incombenze a suo carico) di conservare la documentazione attestante la liquidazione, la misura introdotta mal si concilia con la ratio sottesa ai depositi Iva. Quando importatore ed estrattore non sono lo stesso soggetto, il primo, che ha compiuto l'introduzione, vede subordinato lo svincolo della garanzia all'adempimento di un soggetto terzo che potrebbe anche essergli del tutto sconosciuto, venendosi così a creare un legame soggettivo estraneo all'operatività dei depositi in parola. Tali strutture, infatti, nascono per agevolare le «cessioni a catena», in cui le merci sottoposte al regime sono oggetto di ripetuti scambi (senza Iva) prima dell'uscita dal deposito, sicché l'ultimo cessionario dei beni non ha alcun rapporto con i precedenti "anelli" della catena di compravendite. Nella nuova disciplina, invece, l'importatore permane nella veste di garante dell'Iva vincolata in dogana finché il soggetto che estrae non "liquida" la relativa imposta. Al di là dell'incertezza temporale legata al quando la merce verrà estratta – maggiore è il lasso temporale e maggiore è il pregiudizio finanziario per il garante – una simile impostazione, basata sulla creazione di una corresponsabilità fra operatori, va a scapito degli operatori-importatori onesti, chiamati a rispondere di fatti di terzi non conosciuti né conoscibili. A temperare il rigore della norma si pone l'esclusione dall'obbligo di cauzione, in quanto reputati affidabili, degli operatori economici autorizzati (Aeo) e delle ditte di notoria solvibilità beneficiarie dell'esonero dall'obbligo di garantire i diritti doganali ai sensi dell'articolo 90 del Dpr 43/73. Inoltre, il legame fra garanzia all'importazione e liquidazione dell'Iva all'estrazione dovrebbe avere carattere solo transitorio, in quanto il decreto sviluppo ne prevede l'abolizione non appena sarà completata l'integrazione delle banche dati delle agenzie fiscali, da portare avanti, però, sulla base di un regolamento che non ha ancora visto la luce.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il management di Mediobanca confeziona una trimestrale con 200 milioni di utile netto, meno di un an...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Nessun rilancio sul prezzo, ma un impianto complessivamente più flessibile e con qualche passo avan...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le recenti modifiche apportate alla legge 130/1999 (disposizioni sulle cartolarizzazioni dei crediti...

Oggi sulla stampa