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In dodici per la garanzia Intesa

di Alessandro Graziani

Ci saranno anche i "cugini italiani" di UniCredit nel consorzio di collocamento e garanzia dell'aumento di capitale da 5 miliardi di Intesa Sanpaolo. Oggi l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, nel corso dei consigli di gestione e di sorveglianza che si terranno a Torino, alzerà il velo sul progetto di ricapitalizzazione che andrà di pari passo con il nuovo piano industriale, che domattina saranno presentati alla comunità finanziaria. Ma l'aumento può già darsi come acquisito, poichè dodici banche internazionali hanno già garantito con lettere di pre-underwriting l'operazione. La lunga lista comprende Bofa-Merrill Lynch e Banca Imi nel ruolo di global coordinator e joint book runners (con Banca Imi che non parteciperà alla garanzia, per motivi di conflitto di interesse con la capogruppo Intesa Sanpaolo). A queste banche capofila, si aggiungono quattro istituti internazionali che assumono il ruolo di joint bookrunners: i tedeschi di Deutsche Bank, gli americani di Goldman Sachs e Morgan Stanley e gli svizzeri di Credit Suisse. A cui sono aggregate altre sei banche con il ruolo di co-bookrunners: la britannica Hsbc, i francesi di Bnp Paribas, gli americani di Citigroup, gli spagnoli di Santander e i tedeschi di Commerzbank. Un consorzio "multinazionale", tipico dei collocamenti delle grandi banche di dimensione internazionale cui si aggiunge, a sorpresa, UniCredit.

Un coinvolgimento, quello dell'unica altra grande banca italiana, che forse in altri momenti – quando gli aspetti competitivi, aldilà della concorrenza di business che ovviamente resta, superavano qualunque coesione di sistema – non sarebbe stato neanche immaginabile.

Pronte ad andare a sostegno della banca sono anche le grandi Fondazioni azioniste di Intesa Sanpaolo. Ieri si sono riuniti il comitato di gestione della Compagnia San Paolo (9,98% di Intesa) e il cda della Fondazione Cariplo (4,68%). Le fonti uficiali negano che si sia parlato della ricapitalizzazione della banca, ma è evidente che il tema – seppure informalmente – non può non essere stato analizzato. Anche perchè resta l'ipotesi che i principali enti – oltre a Sanpaolo e Cariplo, anche Fondazione Cariparo, Carisbo e Ente Cassa Firenze – sottoscrivano pro-quota l'aumento e diano anche disponibilità a garantire, probabilmente attraverso un veicolo finanziario ad hoc, le quote inoptate di Credit Agricole (4,9%), della Carlo Tassara di Zaleski (2,5%) e di alcune Fondazioni minori che non hanno risorse per sottoscrivere. In tutto, potrebbe trattarsi del 10% dell'aumento, ovvero di circa 500 milioni, che il veicolo degli enti sottoscriverebbe in gran parte a debito ripagando gli interessi con i dividendi.

Tra i temi più attesi dal mercato, c'è anche il trattamento che sarà riservato alle azioni di risparmio (1,7 miliardi di capitalizzazione), che dallo scorso 1° gennaio Bankitalia non computa più ai fini del calcolo del Core Tier 1. La scommessa dei broker, non disinteressata, era per una conversione delle risparmio in ordinarie. Ma più probabilmente, Intesa Sanpaolo deciderà per il mantenimento delle risparmio in circolazione cui però saranno assegnate, in sede di aumento di capitale, azioni ordinarie.

Il velo sull'intera operazione sarà alzato oggi e illustrato domani alla comunità finanziaria. Poi toccherà all'assemblea straordinaria dei soci, che con ogni probabilità slitterà a metà maggio, approvare congiuntamente bilancio e ricapitalizzazione. L'operazione dovrebbe poi approdare sul mercato a giugno, dopo che i consigli avranno esercitato la delega ricevuta dai soci. Il prezzo e il rapporto tra azioni vecchie e di nuova emissione saranno definiti a ridosso della scadenza, con un orientamento di procedere con uno sconto del 25-30% sul Terp (prezzo ex diritto di opzione). Ieri in Borsa, le azioni Intesa Sanpaolo hanno chiuso in recupero dello 0,95% a 2,13 euro.

 

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