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In crescita la mediaconciliazione

di Simona D'Alessio

Un coro (tutto) unanime di lodi all'obbligatorietà della media-conciliazione, in vigore fra meno di due settimane. È quello che si è levato ieri, alla Camera, in occasione della presentazione del quarto rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia, che svela come continuino a diffondersi i centri in cui si può tentare di raggiungere un accordo prima di andare in giudizio: sono 160, di cui 62 delle camere di commercio, presso i quali sono affluite 19 mila domande nel 2009.

Secondo il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, era opportuno imboccare questa strada perché «le controversie si traducono in costi che incidono, in media, sul fatturato annuo aziendale per lo 0,8%, con un valore medio per azienda di 3.832 euro annui» e, nel complesso, per il sistema imprenditoriale della Penisola, la spesa si aggira sui 23 miliardi. E, dinanzi a una platea di esponenti del mondo delle professioni e dell'imprenditoria, Dardanello ha sottolineato che è «inutile chiamare gli investitori esteri a scommettere sulle potenzialità del nostro Paese, se poi devono scontrarsi con una burocrazia eccessiva».

Nel dossier, realizzato con il contributo di Unioncamere, Isdaci (Istituto scientifico per l'arbitrato, la mediazione ed il diritto commerciale) e camera arbitrale della Camera di commercio di Milano, si evidenziano i progressi della mediazione amministrativa (+10% rispetto al 2008), poiché su 93.406 procedure di giustizia alternativa, lo strumento conciliatorio è stato usato per il 20,3% del totale, ovvero per 18.958 casi; il valore medio risulta pari a 26.905 euro, in netta riduzione rispetto ai 12 mesi precedenti, quando era di 41.370 euro. Per venire a capo delle controversie, poi, si impiegano in media due mesi, e i tentativi riguardano in gran parte le telecomunicazioni (75%), a seguire con un pesante distacco ci sono il commercio, il turismo, l'artigianato, gli appalti, i servizi, l'edilizia, il societario, etc. Cifre che, però, non consentono di adagiarsi sugli allori, considerando i mali che affliggono la macchina giudiziaria. A sostenerlo Francesco Paolo Lusio, coordinatore del rapporto e professore ordinario di diritto processuale civile presso l'università di Pisa, convinto che «soltanto il buon funzionamento della giurisdizione può incentivare il ricorso all'istituto mediatorio», mentre i ritardi sono attualmente gravosi. Sulla stessa linea Andrea Pasqualin, componente del consiglio nazionale forense per cui «l'avvocatura non è contraria alla media-conciliazione, ma la considera parte del Dna di ogni avvocato», ha affermato che la giustizia in Italia è «indifendibile, impresentabile e quasi irrecuperabile» e, ha specificato, «non punto il dito contro i tanti magistrati che svolgono bene il loro lavoro». L'alternativa nel contenzioso altro non è che «un'offerta in più», ha precisato, ribadendo che l'avvocatura non ostacolerà l'avvio della procedura il 20 marzo, «al di là del tourbillon di astensioni di questi giorni», con riferimento all'agitazione indetta dall'Oua per il 16 marzo prossimo; a tal proposito, il vertice dell'organizzazione, Maurizio De Tilla ha ricordato che ferve l'attesa per la decisione del Tar del Lazio, prevista per domani, sul ricorso presentato dall'Oua e da diversi ordini forensi contro il regolamento attuativo per la media-conciliazione obbligatoria. Quanto all'esponente dei dottori commercialisti Felice Ruscetta, ha rigettato la vulgata che vorrebbe in contrapposizione la categoria con gli avvocati, dichiarando però che «è un bene che la conciliazione non sia più facoltativa, altrimenti la riforma sarebbe stata inutile». Iniziale «diffidenza», poi recupero per gli ingegneri nel considerare l'opzione, ha ammesso il vicepresidente Ernesto De Felice, mentre è pieno l'appoggio espresso dal rappresentante dei geometri Antonio Benvenuti. Quanto a Rete imprese, Maria Pia Camusi, si è detta lieta che la giustizia d'ora in poi verrà «sottratta a quell'alone di autoreferenzialità che l'ha contraddistinta per molto tempo, separandola dal mondo produttivo».

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