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«In clinica più crediti che incassi, avanti con le banche»

Le conseguenze dei mancati pagamenti della pubblica amministrazione Sergio Crispino, 52 anni, napoletano, le guarda nero su bianco ogni anno alla voce di bilancio «oneri finanziari».

«Paghiamo praticamente il 9% del fatturato alle banche» spiega al telefono, raccontando delle due cliniche che gestisce in Campania come amministratore delegato. Si tratta di Clinic Center e Alma Mater, case di cura convenzionate con il Servizio sanitario nazionale. Le due strutture insieme fanno 35 milioni di euro di ricavi l’anno e contano 550 lavoratori tra dipendenti e collaboratori. «Possiamo dire che il 100% del nostro fatturato dipende dalla pubblica amministrazione – spiega il manager – da cui vantiamo crediti per un importo superiore al nostro stesso fatturato». Ossia all’incirca 40 milioni di euro.

«È ovvio che con arretrati di questa entità e con i pagamenti che arrivano con ritardi di 12 mesi, non possiamo che reggerci sulle banche e sui prestiti che ci concedono, quando gli istituti di credito non chiudono i rubinetti».

Il calo dei prestiti bancari del resto colpisce duro proprio le imprese, in un corto circuito difficile da sanare. Bankitalia ha fatto sapere che ad aprile la contrazione del credito al settore privato è stata del 2,3%. E se per le famiglie il ribasso è stato dello 0,8%, le imprese hanno scontato una correzione in giù del 3,7%.

La liquidità concessa, spiega Crispino, che è anche presidente regionale dell’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata), viene usata soprattutto per l’attività ordinaria. Di investimenti e assunzioni non se ne parla proprio.

«È una situazione che impedisce di adeguare i contratti di categoria, impone tagli di budget. Se qualcuno si dimette e possiamo evitare di sostituirlo, lo facciamo nel rispetto delle norme. Per fortuna i momenti critici li abbiamo superati, ma siamo arrivati pure a non avere più liquidità per pagare i dipendenti – racconta –. Ormai nel nostro settore la solidità delle aziende si regge su questo: si salva chi resiste ai mancati pagamenti della pubblica amministrazione. In Campania moltissime aziende dell’indotto, dai fornitori di attrezzature elettromedicali ai piccoli che fanno prestazioni ambulatoriali, si sono arrese. Parliamo della chiusura di almeno 5 strutture negli ultimi 4 anni, con la perdita di un migliaio di posti letto e più di mille dipendenti».

E il decreto sui debiti della Pa da 40 miliardi di euro? «Credo che le cifre siano diverse – nota Crispino –. Il presidente di Confindustria Squinzi ha parlato di 120 miliardi di euro di crediti arretrati. Sono soldi delle imprese. Facciamo impresa per fare margini, altrimenti chiudiamo».

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