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In Cina rilancio da 300 miliardi

Il tamburo delle indiscrezioni rulla sempre più forte: il Governo cinese sarebbe davvero pronto a varare un piano di stimolo dell’economia – si parla di circa 300 miliardi di dollari – per raddrizzare una congiuntura che, nei primi mesi del 2012, ha iniziato a dare preoccupanti segnali di appannamento.
I primi a credere nel tam-tam pechinese sono stati i mercati internazionali che ieri, fatta eccezione per qualche Borsa (tra cui proprio Piazza Affari), hanno salutato con un timido rimbalzino le voci sull’imminente lancio di una manovra di sostegno all’economia cinese a base di grandi investimenti pubblici infrastrutturali.
Il punto di svolta nel dibattito interno alla nomenklatura sull’opportunità di battere cassa per puntellare il ciclo scricchiolante (secondo i criteri cinesi, perché quasi tutte le voci del Pil continuano a espandersi a tassi a due cifre, sebbene a una velocità inferiore) è stata una riunione del Consiglio di Stato svoltasi il 23 maggio.
Wen Jiabao ha detto che, alla luce dei deludenti dati macroeconomici di aprile, è necessario che il Governo «ponga una maggior enfasi sulla crescita». Le parole del premier avrebbero sbloccato la complessa macchina decisionale della nomenklatura. Ciò che Wen non ha specificato, però, sono due aspetti fondamentali: l’entità del pacchetto di misure destinato a rinvigorire la congiuntura, e le sue modalità di attuazione. Sul primo punto, gli analisti e gli osservatori sono concordi nel ritenere che la manovra fiscale prossima ventura avrà una portata sensibilmente inferiore rispetto al super-piano da 4mila miliardi di yuan (all’epoca oltre 600 miliardi di dollari) varata dal Dragone nell’inverno 2008-2009 per contrastare sul piano domestico gli effetti della grande crisi finanziaria internazionale. «Probabilmente, l’iniezione di fondi pubblici di tre anni fa arrecò più danni alla crescita di lungo termine del Paese, rispetto ai benefici ciclici ottenuti nel breve periodo» avverte Dong Tao, economista di Credit Suisse.
Con queste premesse, Tao stima che la manovra di stimolo attesa per il secondo semestre 2012 si aggirerà tra mille e 2mila miliardi di yuan: ciò significa che il suo ammontare sarà al massimo pari alla metà del pacchetto 2009. Per quanto riguarda le modalità di attuazione della manovra fiscale in arrivo, sempre stando alle indiscrezioni di stampa e alle previsioni degli esperti, la parte del leone toccherebbe agli investimenti in opere infrastrutturali. La ragione è semplice: come testimonia l’esperienza di tre anni fa, l’apertura di nuovi cantieri per i grandi lavori pubblici è lo strumento più efficace per stimolare la domanda aggregata. Almeno nel breve periodo.
In questo quadro, più che varare nuovi progetti da zero, è probabile che Pechino acceleri la realizzazione di una serie di opere infrastrutturali già decise e approvate in tempi recenti dagli organi competenti centrali e provinciali. La lista dei grandi lavori pubblici pronti nella pipeline del Governo cinese è lunga e composita. A cominciare dall’energia: un paio di settimane fa è stata approvata la costruzione di oltre 30 centrali eoliche e di una dozzina di centrali idroelettriche. Si punta anche sui trasporti: Pechino ha già dato semaforo verde alla realizzazione di migliaia di chilometri di nuove strade, ferrovie e metropolitane e di 4 aeroporti nell’Ovest del Paese. Il piano di stimolo all’economia, inoltre, dovrebbe contenere altre misure a favore del credito alle piccole e medie imprese, agli incentivi ai consumi in settori chiave come gli elettrodomestici e i materiali da costruzione, e alla detassazione degli utili societari.

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