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In Cassazione solo per esaminare violazioni di legge

di Patrizia Maciocchi

«È ormai tempo di introdurre nel nostro ordinamento l'appello cassatorio». Il sottosegretario alla giustizia Salvatore Mazzamuto non ha dubbi nell'indicare la strada per il "salvataggio" della giustizia civile e, in particolare, del giudizio in Cassazione. La soluzione – comunicata nel corso del convegno «Primo rapporto sulla giustizia civile» – «pienamente condivisa» dal guardasigilli Paola Severino è quella di scremare, in fase d'appello, i giudizi destinati alla Cassazione, affidando al giudice di secondo grado l'individuazione dei vizi di motivazione e lasciando alla suprema Corte il compito di esprimersi solo sulla violazione di legge. Un modello, in uso nella maggior parte dei paesi europei, auspicato anche dal Consiglio superiore della magistratura.«Ho avuto il via libera dal ministro per istituire un gruppo di studio sull'appello cassatorio – spiega il sottosegretario Mazzamuto alla platea, riunita proprio nell'aula magna della Suprema corte – personalmente sono convinto che siano maturi i tempi per la sua introduzione e su questo ho avuto un assist, inaspettato, dal Csm che di recente ha segnalato l'opportunità di intervenire sulla durata complessiva dei processi civili, prevedendo un filtro maggiore in ordine ai motivi di appello. Grado in cui si registrano i tempi più lunghi e che finisce, spesso, per essere una duplicazione del giudizio espresso dal tribunale». Una novità che, per diventare operativa, richiede la modifica dell'articolo 342 del codice di procedura civile sul modello dell'attuale articolo 360 del codice di rito. Con il processo d'appello, ridisegnato nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 111 della Costituzione, il ricorrente avrebbe l'obbligo di individuare i capi e i punti di sentenza da riesaminare e di indicare le ragioni precise e concrete delle censure mosse. La notizia dell'appello cassatorio non trova il consenso degli avvocati – riuniti per il convegno organizzato dall'Unione camere civili – che sono però confortati dall'intenzione, annunciata sempre dal sottosegretario alla giustizia, di un cambio di passo dell'Esecutivo, che rinuncerebbe, in temi inerenti alla giustizia, a ricorrere alla decretazione d'urgenza imposta dalla situazione d'emergenza in cui si è trovato il paese. «Le scelte sulla giustizia vanno restituite ai suoi operatori – afferma Salvatore Mazzamuto – anche sulle tariffe è stato necessario procedere con la scure, ora la strada sarà quella del disegno di legge, dopo un necessario confronto con avvocati e magistrati». Scarsi i margini di manovra sulla mediazione. «I nostri dati sono più confortanti di quelli che risultano agli avvocati – dichiara Mazzamuto – la mediazione è ormai una realtà, dopo il verdetto della Consulta ci sarà la possibilità di qualche modifica, ma sull'impianto abbiamo incassato anche il parere favorevole del Parlamento europeo, che, con la sola eccezione dei costi, ha promosso la norma». La partita sembra più aperta sulla geografia giudiziaria. «Abbiamo adottato la tecnica del prototipo, ma un tribunale che non rientra nella media potrebbe comunque essere salvato, non è detto che "saltino" 40 tribunali – spiega il sottosegretario – perché entrano in gioco anche altri criteri. Il cammino è ancora lungo, dobbiamo anche aprire un tavolo con l'Agenzia del demanio per capire cosa fare degli immobili che lasceremo». Per l'Esecutivo la vera lotta è contro il tempo, davvero poco per portare a termine riforme che devono trovare il consenso sia dei partiti sia degli operatori del settore. «Sulla magistratura onoraria stiamo pensando a una legge delega che ci consentirebbe anche l'istituzione di un tavolo di contrattazione» Sull'importanza del confronto leale insiste e chiude Salvatore Mazzamuto. «Da qualcuno questo è stato indicato come il governo "del non conflitto", non so se arriveremo a fare gli interventi strutturali, sollecitati anche dal presidente Giorgio Napolitano. Fondamentale è, ancora una volta, una collaborazione senza pregiudizi».

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