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In Cassazione il giudizio va esteso al merito

MILANO – Cassazione in campo anche nel merito e non solo nella valutazione di legittimità. Quando infatti in Cassazione una parte sostiene che l’atto introduttivo della causa è nullo, la Suprema corte non deve limitarsi a valutare la legittimità della motivazione dei giudici d’appello ma ha il potere di esaminare gli atti e i documenti su cui si fonda il ricorso. A precisarlo sono le Sezioni unite civili con la sentenza n. 8077 depositata il 22 maggio.
Le Sezioni unite sottolineano la diversa fisionomia che viene ad assumere il giudizio della Cassazione: infatti un conto è rilevare un errore di valutazione imputatile al giudice di merito nell’esame del rapporto sostanziale sul quale si è concentrata la lite, un altro è individuare un errore di attività che, essendosi verificato nel corso del processo, ne può avere compromesso l’esito. Il «fatto» allora ha una rilevanza diversa perché se «attiene alla circostanza del rapporto sostanziale quel “fatto”, che il giudice di merito è chiamato ad accertare, è interiore al processo ed esaurisce la propria funzione nella sua stessa valenza storica; ed invece se attiene al rapporto processuale, il “fatto” si colloca all’interno di una vicenda che è tuttora in corso di sviluppo, sia quando quella vicenda ancora si stava svolgendo nel giudizio di merito sia quando è transitata nel giudizio di legittimità».
Esiste cioè una fondamentale unitarietà del procedimento che rende il vizio sempre attuale e sempre passibile di incidere sul principio costituzionale del «giusto processo». Ed è questo che, nella lettura delle Sezioni unite, che giustifica l’attribuzione al giudice di legittimità di un potere ampio di conoscenza dell’errore in ogni suo aspetto. A condizione ovviamente che sia stato oggetto di un corretto ricorso in Cassazione. La rotture della corretta sequenza procedimentale investe pertanto anche il giudizio in Cassazione «e dunque colui che vi è preposto deve direttamente accertarsene».
Ed è proprio il caso allora della nullità dell’atto introduttivo del giudizio, provocata da un difetto di determinazione dell’oggetto o delle ragioni della domanda: un vizio che verificatosi, in ipotesi, all’inizio del procedimento dispiega i suoi effetti anche su tutte le fasi successive.
Se allora questa è la situazione, la conseguenza sta nell’attribuzione al giudice di legittimità di una cognizione piena e non limitata alla valutazione di logicità e sufficienza della motivazione. La Cassazione potrà allora conoscere degli atti e dei documenti su cui il ricorso è fondato. L’ampliamento dei poteri della Cassazione vale però, avvertono le Sezioni unite, solo per quei vizi del processo che si concretizzano in un’attività che devia da una regola processuale precisamente delineata dalla legge e non affidata invece alla discrezionalità del giudice.

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