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In calo i rendimenti all’asta BTp

di Mara Monti

Un'asta a due velocità quella di ieri per 7 miliardi di euro di titoli di Stato. Premiata la scadenza breve del BTp a tre anni, meno quelle a 10 anni che si sono fermate di un soffio sotto la soglia psicologica del 7%, centrando il 6,98%. Un sospiro di sollievo dopo l'asta di fine novembre quando era stato raggiunto il 7,56%, il massimo di sempre dall'introduzione dell'euro. Lo stesso era successo al BTp a tre anni che ieri è riuscito a mettere a segno un calo più consistente del rendimento, passato al 5,62% dal 7,56% dell'asta precedente. Poco interesse, invece, ha suscitato il CcTeu a sette anni, con una domanda appena superiore al minimo offerto. Come era avvenuto per l'asta BoT, dunque, il taglio del rendimento c'è stato, anche se non della stessa dimensione. Un risultato non scontato dal momento che in mattinata lo spread sul decennale tedesco scambiava su livelli elevati fino a toccare 515 punti base, pari al 7,02%. Il benefico effetto dell'asta è durato un battito di ciglio e in chiusura lo spread è tornato a salire fino a 518 punti base. L'ammontare collocato si è fermato a 7 miliardi su una offerta di 8,5 miliardi, portando il totale dei titoli di Stato assorbiti dal mercato in due giorni a 18 miliardi, nell'ultimo appuntamento prima della fine dell'anno. Se gli operatori giudicano positivamente il risultato in termini di domanda, tuttavia l'aver spuntato un rendimento appena sotto il 7% non viene considerato confortante perché, come spiega un trader, «continuare a finanziarsi su questi livelli non è un bel segnale».
Si comincia dall'asta del BTp triennale considerata una "prosecuzione" di quella positiva del BoT di due giorni fa su cui si era riversata parte della liquidità raccolta dalle banche all'asta della Bce a tre anni. Il titolo con scadenza 15 novembre 2014, offerto per un ammontare massimo di 3 miliardi, è stato collocato per 2,538 miliardi con un bid-to-cover di 1,36 e un rendimento del 5,62%, in netto calo rispetto all'asta precedente al 7,56 per cento.
Meno brillante l'asta del BTp a 10 anni offerto nelle due tranche on-the-run scadenza marzo 2022 e off-the-run settembre 2021: nel primo caso, il mercato ha assorbito l'intero ammontare offerto di 2,5 miliardi contro una richiesta di 3,3 miliardi e con un rendimento del 6,98%, mentre per la scadenza off-the-run offerto fino a un massimo di 2 miliardi, l'ammontare assorbito è stato di 1,176 miliardi con un rendimento del 6,7 per cento. Dopo l'asta, lo spread tra le due scadenze, che aveva toccato 40 punti base è sceso a 25 riequilibrando un anomalo rapporto che vedeva il vecchio benchmark più caro del nuovo. Collocati anche 800 miliardi di CcTeu indicizzati all'Euribor e scadenza sette anni, offerti per un ammontare fino a un miliardo di euro a fronte di una domanda di 1,58 miliardi, sono stati prezzati al 7,42 per cento.Se il rendimento del BTp decennale in asta è calato di poco più di mezzo punto, sul secondario, invece, è tornato a salire con lo spread arrivato a toccare 523 punti base al punto da rendere necessario l'intervento della Bce: secondo un trader, l'istituto ha acquistato titoli a lungo termine, dopo le indicazioni di vendite da parte di una banca, segno di un mercato ancora fragile.
Sta di fatto che il BTp resta ancora molto lontano dai livelli di rendimento del decennale spagnolo che ieri ha toccato il massimo storico di 210 punti base per poi ripiegare a 180. «Rispetto alla Spagna – dice un trader – l'Italia paga lo scotto di una presenza costante sul mercato primario: il fatto di doversi presentarsi ogni 10 giorni sul mercato per offrire 7, 8 o 10 miliardi di titoli, inizia a pesare, specialmente adesso che i portafogli degli investitori fanno fatica ad aprirsi». Ora l'appuntamento si sposta al prossimo 12-13 gennaio con le aste a breve e medio e lungo termine.

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