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In calo i finanziamenti garantiti dal Fondo

Si ferma la corsa del Fondo di garanzia per le Pmi. Sempre più impantanate nella morsa del credit crunch, le imprese di taglia small hanno ristretto la richiesta di accesso al “bollino pubblico” che fa capo al ministero dello Sviluppo economico e che permette agli imprenditori di ottenere finanziamenti senza costi di fideiussione o polizze assicurative, mentre assicura alle banche la certezza di essere risarcite in caso di flop dell’azienda. Possibile anche l’intervento dei confidi chiamati a “vigilare” sull’operazione, con la controgaranzia del fondo statale (è il caso più diffuso, circa il 70% del totale).
Tra gennaio e maggio le domande presentate sono calate del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2011 e ancora maggiore è stata la contrazione dei prestiti attivati (-25,6%) e degli importi garantiti (-36,3 per cento). Con il budget disponibile a inizio anno – circa 900 milioni (tra residui e nuove risorse) –, l’obiettivo dichiarato di movimentare oltre 20 miliardi di finanziamenti è ben lontano dall’essere centrato. I prestiti attivati a fine maggio, infatti, sono pari a 2,6 miliardi per un importo garantito di 1,3 miliardi e circa 21mila operazioni ammesse.
Gli ultimi interventi normativi – previsti dal decreto “salva-Italia” varato a fine 2011 – puntavano a rafforzare l’effetto leva, in primis riducendo la percentuale minima di accantonamento dall’8% al 6%. Aumentate anche le coperture: garanzia diretta e controgaranzia sono state estese fino all’80% del l’ammontare delle operazioni su tutto il territorio (e non solo nelle Regioni Convergenza o alle Pmi con determinati requisiti). Ed è inoltre salito l’importo massimo garantito da 1,5 a 2,5 milioni. Tutte misure non ancora in vigore in attesa dei decreti attuativi. Più recente (15 giugno) il via libera al l’iter semplificato di conferma della garanzia su ciascuna operazione di cessione in favore della Cassa depositi e prestiti nel l’ambito del «Nuovo plafond Pmi», e un intervento straordinario nelle aree terremotate.
Nonostante i tentativi per allargare il paracadute a sostegno delle Pmi i numeri mostrano un trend opposto. Le ragioni? «Maggior prudenza delle banche a concedere finanziamenti – si legge nel monitoraggio del Comitato di gestione del Fondo – e aumento dei costi di accesso da un lato e contrazione della domanda da parte delle imprese dall’altro». Cartina di tornasole della crisi è il dato sulle operazioni ammesse a fronte di investimento. Dopo il top raggiunto nel 2007, quando rappresentavano un terzo del totale, oggi non raggiungono il 16%, mentre la stragrande maggioranza delle imprese (84%) chiede la garanzia per esigenze di liquidità.
Il report evidenzia che – a differenza di quanto registrato lo scorso anno – nei primi mesi del 2012 è cresciuto il peso delle aziende settentrionali (dal 45 al 47,5%, con la Lombardia a guidare la classifica di operazioni accolte, un quinto del totale), di quelle del settore industriale (dal 43,5% al 44%). Aumenta anche la quota delle medie imprese (dal 7,6 al 7,7%) anche se restano predominanti quelle micro (63,3% del totale).
Sempre minima l’incidenza delle operazioni escluse, pari al l’1,1%: tra le cause più ricorrenti si segnalano un cash flow insufficiente al pagamento della rata (24,2% del totale), un elevato passivo circolante rispetto al fatturato (14,4%) e un basso rapporto del margine operativo lordo sul giro d’affari (11,4 per cento).

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