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In Brasile la battaglia su Impregilo

di Simone Filippetti

È in mano ad Atlantia il pallino del match su Impregilo. L'addio della famiglia Ligresti al big italiano delle costruzioni sposta ora il baricentro della partita. Nel braccio di ferro per il controllo di Impregilo, tra la new entry Salini e la famiglia Gavio, ora gli occhi si spostano sulle prossime mosse dei Benetton, il terzo, e finora silenzioso, socio della holding Igli.
Ma è ancora Beniamino Gavio, per il momento, a tenere la scena. L'erede del gruppo autostradale Sias e Auto-ToMi che ha preso in mano la guida dopo la scomparsa del patron Marcellino: da una parte stringe su FonSai, dall'altra apre agli stessi Benetton. Già oggi a Milano, secondo quanto si apprende, è attesa la firma del preliminare per la vendita del pacchetto Fonsai alla Argo Finanziaria. Non ha dunque perso tempo la famiglia Gavio: dopo appena 48 ore dalle festività, i vertici del gruppo di Tortona si vedranno per la prima firma.
Il 33% di Igli (proprietaria del 29% di Impregilo) che Argo Finanziaria si appresta a rilevare, pagando tutto in contanti, comporta un costo stimato dagli analisti in 85 milioni di euro. Un esborso che Gavio intende finanziare con la cassa disponibile. Nel bilancio della Aurelia, la cassaforte della famiglia (cui fa capo anche la Argo), a fine del 2010, c'era liquidità per circa 450 milioni (e un indebitamento netto di 1,8 miliardi) in gran parte derivante a un bond da 490 milioni emesso a fine dell'anno scorso.
Ci sono dunque le risorse per far fronte all'acquisto, senza ricorrere a ulteriore debito bancario, e in ogni caso non è un ammontare in grado di modificare la tenuta patrimoniale del gruppo (che viaggia su un rapporto debito/mol di circa tre volte).
Dai Benetton, invece, nessuna risposta: il socio Atlantia, anch'esso titolare di un 33% di Igli, non si è espresso davanti all'offerta di Gavio, offerta avanzata indistintamente a entrambi i soci a un prezzo di 3,6 euro per azione. Ma non è una risposta definitiva perché bisognerà attendere due mesi (si veda altro articolo in pagina). Atlantia ha il diritto a comprare metà della quota dei Ligresti (quindi il 16,5% di Igli che vale il 5% di Impregilo). Chi nelle ultime ore ha avuto modo di parlare con gli uomini della Argo, riferisce di un gruppo Gavio che cerca la distensione col socio Atlantia. Se Atlantia farà valere il proprio diritto di opzione, allora Gavio e Benetton avranno, in trasparenza, circa il 15% ciascuno di Impregilo.
In caso contrario, Gavio, rilevando l'intero 100% del pacchetto Fonsai, raddoppierebbe la propria quota e salirebbe, indirettamente, al 20%. Sono due scenari con implicazioni molto diverse: nel primo caso Gavio si troverebbe alla pari con Salini, il concorrente sceso in campo rastrellando il 15% del capitale in pochi mesi e diventato il primo azionista singolo; nel secondo caso, lo scettro di azionista di maggioranza (relativa) andrebbe proprio a Gavio. Le intenzioni di Salini, quelle ufficiali, sono di proporre una fusione tra l'azienda e Impregilo per creare un big europeo delle costruzioni.
Ma c'è anche chi fa notare che quella di Impregilo ha assunto i contorni della classica scalata a leva: il gruppo di Sesto San Giovanni ha in pancia asset che valgono di più della controllante stessa. La brasiliana Ecorodovias, di cui Impregilo ha il 29%, capitalizza quanto tutta Impregilo. E visto che Salini non ha fatto mistero di voler focalizzare l'eventuale società che nascerebbe dall'unione solo sulle costruzioni, è chiaro che Ecorodovias, che gestisce concessioni, verrebbe messa in vendita.
Ecco dunque il piano: si scala a debito Impregilo che ha un flottante del 70 per cento; il costo di un'Opa, per avere almeno il 50%, sarebbe intorno ai 500 milioni (ma visto che Salini ha già in mano il 15%, per 120 milioni, il costo per il gruppo romano sarebbe di 380 milioni). Una volta conquistata Impregilo, si procede a uno spezzatino delle attività ritenute no core: dalla vendita di Ecorodovias un ipotetico scalatore si finanzierebbe l'acquisizione di Impregilo a costo zero.
Quando entrarono nel 2005, all'epoca del salvataggio di Impregilo allora in mano ai Romiti, i vertici di Autostrade (ora Atlantia) definirono l'acquisto un'operazione di sistema. Ora però il quadro è cambiato ed è probabile che ad Atlantia facciano più gola le concessioni di Ecorodovias che le costruzioni: il gruppo guidato da Giovanni Castellucci, tra l'altro, è già presente in Sudamerica e quindi ha più di un valido motivo industriale nel candidarsi a eventuale acquirente di Ecorodovias.

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