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In Bpm prove di apertura all’ingresso dei fondi in cda

La Banca Popolare di Milano punta ad attrarre gli investitori esteri, in vista dell'aumento di capitale da 1,2 miliardi in calendario a settembre. O almeno, è questa la volontà di una parte del consiglio di amministrazione che è intenzionato a proporre all'esame del board – forse già nell'ultima riunione di luglio o a settembre – di modificare la governance aprendo il consiglio a una «significativa» rappresentanza degli investitori istituzionali. Si parla di almeno 3-4 posti che, nelle intenzioni di alcuni consiglieri, dovrebbero andare ai rappresentanti dei fondi, cui la banca andrà a chiedere gran parte dei mezzi freschi della maxi-ricapitalizzazione. Un'apertura nella governance, proprio tenuto conto della necessità di andare a chiedere soldi al mercato, pare inevitabile. E la parte del board più aperta al cambiamento, probabilmente gli stessi consiglieri che già avevano approvato l'aumento da 600 milioni poi stoppato dai membri del cda più vicini al sindacato, è pronta a porre il tema in discussione nelle prossime riunioni del board.

Il tema farà parte del pacchetto complessivo di riforma della governance, da realizzare da qui a fine anno, che il vertice di Bpm presieduto da Massimo Ponzellini si è impegnato a realizzare per soddisfare le richieste della Banca d'Italia. La prossima settimana Ponzellini e il direttore generale Enzo Chiesa andranno a Roma per fare il rendiconto alla Vigilanza dell'esito dell'assemblea dei soci di Bpm di sabato scorso, che ha approvato aumento e tutte le modifiche statutarie chieste da Bankitalia a eccezione dell'ampliamento delle deleghe di voto da tre a cinque.

Alla vigilia dell'assemblea, i vertici di Bpm avevano ricevuto una missiva da Bankitalia in cui – come rivelato dall'agenzia Radiocor-Il Sole 24 Ore – la Vigilanza aveva detto di riservarsi «ogni valutazione in merito alla distribuzione del dividendo dell'esercizio 2010 erogato, nonostante la richiesta avanzata da questo istituto e la raccomandazione del collegio sindacale all'assemblea» del 30 aprile scorso. Sull'eventuale rimborso dei Tremonti bond, poi, Palazzo Koch «si riserva ogni decisione in attesa di valutare la situazione economica e patrimoniale successiva alla conclusione dell'operazione di rafforzamento patrimoniale e di ristrutturazione del convertendo, nonché lo stato di attuazione degli interventi previsti dal nuovo piano industriale». La lettera, che in vista dell'assemblea invitava cda e collegio sindacale a «profondere ogni sforzo» per «favorire la massima adesione alle modifiche statutarie», accompagnava una seconda missiva, firmata dal direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, che approvava il testo del nuovo statuto proposto dal cda. Testo che, per quanto riguarda l'articolo 13 sulle deleghe, è stato però bocciato dall'assemblea di sabato.

Oltre alle annotazioni su dividendo 2010 e futuro rimborso dei Tremonti bond, i responsabili del procedimento ispettivo nei confronti di Bpm nella lettera sottolineano che l'imminente aumento di capitale «rappresenta un presupposto decisivo per l'avvio di un'efficace azione di rilancio aziendale. È tuttavia necessario che, – si legge nel documento – compatibilmente con le condizioni di mercato e alla luce del complessivo quadro tecnico aziendale, esso sia rapidamente seguito dalla realizzazione degli altri interventi previsti dal nuovo piano». Tornando infine alla moral suasion sul tema delle modifiche statutarie, l'appello di Bankitalia recita: «La Vigilanza si attende che i consiglieri e i sindaci della Banca Popolare di Milano profondano ogni sforzo per superare le resistenze manifestate da alcune componenti della base sociale, in modo da favorire la massima adesione alle modifiche statutarie proposte dal cda per elevare la qualità della governance del gruppo». Dopo la bocciatura in assemblea dell'aumento delle deleghe, ora una parte del cda è pronto a tornare alla carica per modificare la governance aprendo il consiglio ai rappresentanti dei fondi.

 

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