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«In Bpm né politica né poteri forti»

di Alessandro Graziani

MILANO -La svolta al vertice della Banca Popolare di Milano si è consumata in assemblea, davanti a circa 2.500 soci votanti, con l'ormai atteso annuncio dell'uscita del direttore generale Fiorenzo Dalu. Dopo 35 anni di Bpm, il banchiere ha firmato venerdì sera le dimissioni che saranno ratificate dal cda del 3 maggio. A sostituirlo sarà l'attuale condirettore generale Enzo Chiesa, che sarà nominato dal consiglio di amministrazione del 12 maggio, già convocato per approvare il nuovo piano industriale e l'aumento di capitale da 1,2 miliardi (entrambi richiesti da Bankitalia dopo l'esito della dura ispezione). I soci hanno anche approvato l'incremento delle deleghe di voto da due a tre. Ma Bankitalia ha già considerato insufficiente la riforma della governance e chiesto che le deleghe vengano ancora aumentate (a 5 vorrebbe Via Nazionale, a 4 sperano in Bpm) favorendo una più eterogenea partecipazione alle assemblee dei soci.

A dominare la scena, però, ieri sono state soprattutto le esternazioni del presidente di Bpm Massimo Ponzellini, deciso a riconquistare la base dei dipendenti-soci con cui negli ultimi mesi non sono mancati i momenti di tensione. Con il banchiere che ha alternato momenti di approfondita analisi su prospettive e bilanci, ai toni emozionati del saluto al direttore generale uscente, al talento istrionico mostrato nella quasi-requisitoria contro le Fondazioni, i rapporti banche-politica, l'idealizzazione del mondo-Bpm come baluardo di democrazia e sana gestione. Musica per le orecchie dei dipendenti-soci che, nel Bpm-pride, hanno anche avuto la soddisfazione di sentire dal presidente che, alla fine, «è tutta colpa dei giornali».

E così, via con gli elogi al consiglio di amministrazione, che non è «una specie di arena di gladiatori che passa il suo tempo a litigare, il cda è fatto di persone estremamente capaci», contrariamente «alle sciocchezze che scrivono i giornali. Siamo trasparenti e ci esponiamo ai rischi. I giornali dicono che compriamo Porsche e facciamo promozioni di favore, ma non è vero. La banca funziona e funziona bene anche grazie al rapporto tra soci e dipendenti». Nessuna domanda da parte dei soci su quanto rivelato dalla stampa nelle scorse settimane, a proposito della frattura che si era consumata nel cda che aveva bocciato (13 a 5) la proposta di Ponzellini di un aumento di capitale da 600 milioni, poi diventati 1,2 miliardi su richiesta di Bankitalia. Una vera e propria «mazzata», secondo Ponzellini, che ha colpito «istituti sani». Il presidente di Bpm ha riconosciuto le ragioni della Vigilanza. «Ci chiedono di avere coefficienti che anche nei momenti migliori non si sono mai avuti, perché le autorità non si possono permettere l'ombra di un rischio. Il sistema bancario obbedisce e lancerà gli aumenti di capitale ma i titoli – ha detto Ponzellini rispondendo alle domande degli azionisti preoccupati per l'andamento delle quotazioni ormai sotto il valore nominale – verranno ancora una volta purtroppo mortificati». Davanti ai soci, sia Ponzellini che Dalu hanno ribadito che «la banca è sana» e che dall'ispezione non sono arrivati «rilievi specifici negli accantonamenti su crediti». Le ragioni dell'erosione del Core Tier 1 ai fini della vigilanza va dunque ricercata solo «nelle carenze e problemi «nel sistema organizzativo e informatico della banca». «Finchè il sistema informatico non sarà giudicato preciso e sicuro – ha proseguito Ponzellini – la Banca d'Italia ha chiesto di coprire con una percentuale di garanzia maggiore vari settori della banca». Ma il presidente ha tenuto a rassicurare i soci: il maxi-aumento di capitale non sarà lo strumento per forzare la governance della popolare. «Pensiamo di non avere inoptato». E sull'esito della ricapitalizzazione, che i soci-dipendenti si augurano venga spalmato tra quote inferiori allo 0,5% senza costituire posizioni di rilievo, si gioca buona parte del futuro legame tra Ponzellini e le sigle sindacali che nominano la maggioranza del consiglio. «La difesa del modello deve coinvolgere tutti i soci, in primis il nostro presidente», è stato il monito lanciato da Alessandro Dall'Asta, presidente dell'Associazione Amici della Bpm. Nel giorno della riappacificazione tra base e vertice, immediata la risposta di Ponzellini: «Per altri 145 anni almeno, la banca esisterà ancora e sarà una cooperativa. Non abbiamo paura». Dall'Asta ha poi esaltato «la democrazia dell'assemblea di Bpm», a differenza di quelle «di grandi istituti ove insistono poteri forti che influenzano a loro piacere il futuro del sistema finanziario del nostro Paese». Affermazioni in linea con quelle di Ponzellini, che anzi ha rilanciato. La Bpm «ha sempre resistito alla politica, non si è mai rivolta ai poteri forti, ai libici o alle Fondazioni». Alludendo, evidentemente, a UniCredit. «Avete visto come si nominano i consiglieri delle Fondazioni? Uno è il rettore, l'altro il presidente della Provincia, due dal Comune, tre dalla Regione. E quelli da dove vengono? Dalla politica o no? Hanno la maggioranza delle banche, sono loro che determinano le cose e fanno tutto quello che di male viene fatto nelle banche». E a qualche socio che gli rimproverava l'eccessiva vicinanza alla Lega Nord di Umberto Bossi o le cene con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, Ponzellini ha risposto che «andare a cena con il ministro non è un delitto». Con i vertici della Lega c'è un'antica amicizia («li conosco da quando ero piccolo, le mie cene sono dovute non a motivi politici ma di amicizia»), ma «io non ho mai votato la Lega in vita mia e non credo che la voterò alle prossime elezioni». «Sfido a trovare in tutta la banca un finanziamento non solo alla Lega ma a qualsiasi associazione che a questa faccia capo. In altre banche si trovano cose diverse. Non abbiamo mai fatto operazioni politiche all'interno della banca e mai le faremo». Applausi scroscianti e armonia ritrovata con i sindacati interni. Tregua generale fino a novembre, quando ci saranno le elezioni interne per l'Associazione Amici della Bpm. E partiranno i giochi per il rinnovo del cda che scade nell'aprile 2012.

 

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