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In Borsa torna il fascino d’Oriente

Si fa in fretta a dire che il 2013 sarà l’anno delle Borse. In realtà i segnali in arrivo dai listini sembrano un coro un po’ stonato. Spesso nella stessa giornata ci sono listini che chiudono in positivo, mentre altri soccombono sotto l’ennesima zampata dell’Orso. Il problema è che, in tema di investimenti, nessun percorso è del tutto lineare. «Il recente trend positivo dei mercati può proseguire grazie al sostegno delle Banche centrali e all’andamento rassicurante degli utili aziendali. Tuttavia – spiega Christophe Bernard, chief strategist del Gruppo Vontobel – le azioni sono ipercomprate e il sentiment rialzista ha raggiunto livelli che storicamente hanno portato a un consolidamento. Mentre gli investitori si stanno quasi azzuffando per collocare la loro liquidità dopo il forte rally nei mercati del credito e nei listini, noi abbiamo rafforzato la flessibilità accrescendo le posizioni liquide».
Nuove correzioni dei listini non sono dunque escluse. Inoltre, quando si scende nel dettaglio delle Borse più promettenti, i pareri si fanno meno assertivi. Anche se per ragioni diverse, i listini di Europa e Usa non sembrano destinati a dare le maggiori soddisfazioni. «Nel 2013 l’area euro continuerà a essere caratterizzata da politiche fiscali restrittive – spiega Laura Sarlo, sovereign debt analyst di Loomis, Sayles & company -. Gli analisti sperano in un miglioramento del contesto globale nel secondo semestre. Tuttavia vi sono poche speranze che la ripresa economica sia tale da ridurre i tassi di disoccupazione, oggi ai livelli più alti di sempre».
Negli Usa si fanno invece i conti con i tagli al budget federale. «Le valutazioni delle società che forniscono servizi sanitari riflettono l’incertezza in tema di tagli alla spesa – commenta Chris Wallis, chief executive officer di Vaughan Nelson investment management -, soprattutto per i potenziali tagli ai rimborsi dei programmi di sanità pubblica. Anche le quotazioni di diversi fornitori di servizi nel settore della difesa risultano oggi scontati».
Ecco quindi che si torna a guardare lontano. Verso la Cina, che dovrebbe beneficiare di una ripresa della crescita. Nel quarto trimestre del 2012 l’economia si è sviluppata del 7,9%, più di quanto previsto dal Governo (7,5%). Anche a gennaio, inoltre, sono arrivati segnali confortanti dal settore manifatturiero. «Secondo rilevazioni del National bureau of statistics – commenta Fabrice Jacobs, fund manager di La Francaise Jk China value – i profitti delle società industriali sono aumentati del 17,3% nel 2012. Per il 2013 gli analisti di Standard Chartered si aspettano che questo valore aumenti al 30%».
Una seconda meta che, dopo un lungo periodo di appannamento, sta riscuotendo grande interesse è il Giappone. Segnali di questo risveglio si vedono nelle curve degli indici: considerando gli ultimi due mesi, il Nikkei ha guadagnato circa il 20 per cento. In questo caso, però, l’elemento critico è il cambio: il merito di gran parte della performance va infatti alla debolezza della valuta nipponica contro euro e contro dollaro, che sta incrementando le prospettive reddituali delle aziende attive nell’export. Si tratta di una specie di doping, ma quanto può durare l’effetto? «La politica aggressiva del Giappone per rinvigorire l’economia – spiega un’analisi di Morgan Stanley – è un fattore in grado di cambiare le regole del gioco, sotto forma di svalutazione competitiva. Ma questo, a sua volta, ci porta un passo più vicini a una guerra valutaria». Che avrebbe esiti incerti, ma probabilmente destabilizzanti e infausti.
Nonostante questo, le preferenze di molti operatori restano favorevoli al Sol Levante. «Nel settore azionario – proseguono gli analisti di Morgan Stanley – noi ora preferiamo il Giappone all’Europa». «Considerata la fragilità dell’economia globale – interviene Michele de Michelis, responsabile investimenti di Frame Am – la selezione delle azioni sarà fondamentale. Tuttavia, a livello regionale la mia preferenza continua ad andare al Giappone. Il 6 febbraio il Nikkei ha finalmente violato gli 11.300 punti, massimo relativo degli ultimi quattro anni, dando una chiara indicazione che è qui la festa e in molti ci stanno tornando».

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