Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

In Borsa l’etica ripaga chi ha pazienza

di Vittorio Carlini

L'etica, intesa come giusto agire, in finanza? Conta poco o nulla, purtroppo. Chi sostiene il contrario è ingenuo oppure s'inganna. Adam Smith, ragionando sull'economia in generale, già lo diceva tre secoli fa. Il motore del capitalismo? Non c'è dubbio: lo scontro d'interessi. E la Borsa non fa eccezione.

Il discorso cambia se "etica" non è sostantivo, bensì aggettivo: quando, cioè, si parla di "finanza etica". Una strategia d'impiego che non guarda solo al calcolo economico, ma considera altri elementi: la sostenibilità sociale e ambientale degli investimenti; una più corretta e trasparente governance aziendale; una maggiore considerazione degli stakeholder.

Il ritorno sul lungo periodo

Si obietterà: il risparmiatore soddisfa la sua "moralità" ma non la redditività dell'investimento. In realtà le cose non stanno così: il ritorno dei soldi "morali", seppur nel lungo periodo, è maggiore rispetto a quelli gestiti con "egoismo". Analizzando le performance degli indici etici di Ecpi, società leader nel costruire rating di sostenibilità, il trend è chiaro. A livello mondiale, l'Ecpi Esg Alpha equity index, dalla data della sua nascita (2003) a oggi, ha permesso un ritorno del 23,37 per cento. Un risultato migliore del benchmark: l'Msci world large cap ha guadagnato solo il 16,7 per cento. Tuttavia, la remunerazione degli impieghi "morali", più ci si avvicina al 2010, più diminuisce. Nell'ultimo triennio, i titoli dei big globali etici hanno perso il 18,4%, mentre quelli normali si sono difesi meglio (-11%).

Una situazione che si ripete nel Vecchio continente. In Europa, dal 2005 (anno della sua creazione) a oggi, l'Ecpi Ethical index, composto dalle 300 società a più alta capitalizzazione con il bollino blu, ha battuto (+2,36%) il Morgan Stanley capital index euro. Con l'accorciarsi del tempo, però, il risultato positivo si assottiglia: nel 2010 puntare sul paniere di titoli sostenibili ha comportato una perdita dello 0,15%, a fronte del Msci euro piatto. Insomma, l'etica funziona m a bisogna avere pazienza.

«Il trend non stupisce – spiega Aldo Bonati, responsabile ricerca e rating di Ecpi -. È la sindrome da visione corta che attanaglia i trader». Vale a dire? «Analizzare altri aspetti, oltre ai conti aziendali, permette di avere informazioni sul business e di definire puntualmente la qualità del management. Questi elementi, però, sono utili per individuare l'azienda in grado di "sopravvivere" meglio; servono poco nell'investimento mordi-e-fuggi. Lì contano di più fattori quali il singolo risultato trimestrale». Mark&Spencer, per esempio, tra il 2007 e il 2009, ha aumentato del 60% il riciclaggio dei propri materiali. «Negli ultimi cinque anni la sua performance ha sì battuto quella del benchmark», ma l'investimento dovrà ammortizzarsi in più anni e «darà i suoi frutti più nel medio-lungo periodo».

Pochi gli Etf etici

Fin qui la fotografia della Borsa etica, ma quali le strade per investirci? Oltre alla via maestra dei fondi (vedi box in pagina) va detto che il trader fai-da-te non trova molto aiuto negli Etf: gli Exchange traded fund morali sono pochi. «Si può ricordare – afferma Marco Ciatto, ceo di Etf consulting – l'iShares Euro Stoxx Sustainability. Il fondo, armonizzato e scambiato anche a Piazza Affari, distribuisce una cedola con cadenza almeno annuale: il suo Ter sui 12 mesi è dello 0,42 per cento». Un'altra possibilità, poi, è data «dall'Amundi Etf Green Tech Living Placet. È stato lanciato alla Borsa di Parigi, con un patrimonio di poco più di 5 milioni di euro; armonizzato, il suo Ter annuo è dello 0,45% e prevede la capitalizzazione dei dividendi».

Gli alti requisiti

In Piazza Affari , però, c 'è anche un altro modo per esporsi a società con più alti requisiti, seppur solo sul fronte dei rapporti con il mercato: le aziende Star. Certo, non si tratta di titoli etici. Tuttavia, non può passare inosservato che il paniere d i queste aziende, in teoria con un profilo di governance più alto della media, nel 2010 ha guadagnato oltre il 2%, a fronte di un calo dell'11,49% del Ftse all share. È ben vero, come ricorda Alessandro Capeccia di Azimut sgr , che «conta la mancanza di titoli finanziari nel paniere»; «e che – fa da eco il consulente Sergio Pigoli – rileva il non eccessivo flottante, di fatto un impedimento allo short selling». Tuttavia, in un periodo di crisi, determinati requisiti di governance (amministratori indipendenti, comitato di controllo e remunerazione) e d'informativa (trimestrali, sito internet) sono un valore aggiunto che gli investitori hanno premiato.

Un feeling destinato a durare? «Il rally del Ftse Star può proseguire – spiega Angelo Maggioni del gruppo Banca Sella -. Se l'indice supera la resistenza a quota 11.850, è possibile l'allungo verso 12.500. Al ribasso bisogna, comunque, fare attenzione al supporto di 11.200».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Raffica di chiarimenti delle Entrate sulla fattura elettronica a pochi giorni dal 1° luglio 2019, d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«L’obiettivo - spiega l'amministratore delegato di Frontis Npl Massimiliano Bertolino - è di div...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il termine per le offerte vincolanti su Alitalia è stato prorogato al 15 luglio. «al fine di perme...

Oggi sulla stampa