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In Borsa la riscossa degli ultimi

di Alberto Ronchetti

La correzione dei listini settimana scorsa – innescata dalle turbolenze libiche e di tutta l'area nordafricana – ha alleggerito le tensioni tecniche che si sono accumulate sui principali benchmark in questo straordinario inizio di 2011, che ha già visto un gran balzo degli indici occidentali – spesso hanno già raggiunto i target attesi per l'intero anno – e un capovolgimento del trend per gli asset più in luce nel 2010.

Ma la correzione non ha messo in crisi – per ora – le prospettive di una continuazione del rialzo. Una revisione dello scenario positivo per le borse si avrebbe solo con discese sotto le aree 1.165-1.175 per l'S&P 500 (adesso attorno ai 1.315 punti) e 2.615-2.635 per l'Eurostoxx 50 (ora a circa 2.980). «Una discesa è nelle cose – spiega Maurizio Milano, responsabile dell'analisi tecnica al gruppo Banca Sella –, dopo quasi sei mesi di rialzo. Ma quello che abbiamo visto finora è solo un primo scossone, anche se la volatilità degli indici è salita del 30% circa nella sola seduta di martedì scorso. Secondo me è presto per entrare in acquisto sulle Borse, perché la correzione può continuare ancora».

I primi supporti su cui ragionare, secondo Milano, per nuovi acquisti sono in area 1.270 (successivamente 1.220-1.230) per l'S&P 500 e 2.840-2.880 (sotto 2.775) per l'Eurostoxx 50. «La mia idea – osserva – è che in questi ultimi giorni, dopo una diffusione di ottimismo fra gli investitori difficile da capire, la percezione del rischio è venuta fuori tutta assieme e tutta in un colpo, come prova anche il rapido balzo della volatilità dei listini».

Ma, ragionando sulle performance degli asset di portafoglio in queste prime settimane dell'anno, le sorprese non mancano. I listini dei paesi sviluppati hanno sovrapermato alla grande gli emerging. Le borse europee più massacrate nel 2010 (come Piazza Affari) sono in testa nei guadagni di prezzo dal primo gennaio quest'anno. Una rivoluzione anche a livello settoriale, con – per esempio – i finanziari alla ribalta a discapito delle materie prime.

Insomma, lo scenario che si è andato delineando è sensibilmente diverso rispetto a quello tratteggiato negli outlook di fine 2010. Ma allora, è già tempo di cambiare totalmente pesi e allocation del portafoglio di investimento? No, almeno se si ragiona sul medio-lungo periodo.

Questo perchè nel breve un po' di variabilità nelle quotazioni è più che prevedibile, ma su un orizzonte di almeno 6-12 mesi – al momento – non vi sono particolari motivi di allarme.

Certo, se nel Maghreb dovessere prevalere una forte influenza islamica, magari disposta a chiudere i rubinetti di gas e petrolio per strangolare le economie occidentali, il cambiamento di scenario sarebbe radicale. Ma questa non è un'ipotesi concretamente alle viste.

Meglio allora basarci sulle situazione attuale che, peraltro, resta non facile da interpretare. Gli analisti di Hsbc Global Research ritengono che, nonostante l'andamento attuale, alla fine del 2011 si scoprirà che i mercati in via di sviluppo hanno sovraperformato quelli sviluppati.

La penalizzazione degli emergenti al momento, secondo la ricerca di Hsbc, è dovuta a un rallentamento dei flussi di denaro verso quelle aree, anche per timore della crescita inflattiva.

In linea generale «è ancora troppo presto rientrare sui mercati cinese e indiano – osservano gli analisti di Hsbc –, ma una volta che il rialzo dei prezzi toccherà il suo massimo, forse nel secondo trimestre, quei listini potrebbero essere pronti per partire con un forte rally. Per ora preferiamo però altre nazioni in via di sviluppo, come Russia, Sud Africa, Corea, Taiwan e Malesia».

Per quanto riguarda «l'Europa, quest'anno ha ottenuto buoni risultati (in particolare i nostri mercati preferiti, cioè la Spagna e la Germania). Ma noi continuiamo a preferire gli Stati Uniti, dove è più forte la crescita degli utili e la Banca centrale più accomodante». Inoltre «ci aspettiamo ulteriori nervosismi sul debito sovrano europeo nel 2011».

Poi, per quanto riguarda il Giappone, gli analisti di Hsbc consigliano il sottopeso. Mentre, a livello settoriale, «confermiamo la nostra scelta prociclica, che ci ha dato molte soddisfazioni quest'anno, mentre continuano a credere che la strategia di stock picking sia migliore rispetto a una selezione basata sulla sola visione macro dei mercati».

Quindi, a livello generale, gli analisti della casa d'investimento inglese pensano che le strategie delineate a inizio anno siano ancora valide. La sottoperfomance degli emergenti, anche se potrebbe continuare ancora per un po', non è destinata a protrarsi a lungo, secondo Hsbc. Anche perchè le valutazioni restano molto attraenti: l'indice Msci Emerging Markets tratta a 11 volte gli utili attesi, contro quasi 13 dei listini sviluppati. L'ultima correzione ha anche ridimensionato i costi delle borse emergenti più care, come l'India (ora ha un P/e di 14, era a 16,4 a inizio anno e a 17,6 lo scorso ottobre).

Nei paesi sviluppati la preferenza va invece agli Usa, perché continuano a sorprendere sul fronte della crescita e l'inflazione resta sotto controllo. Il rialzo dei listini europei, nei primi due mesi del 2011, è giunto inaspettato – dicono a Hsbc – anche perché nessuno aveva forti scommesse contrarian sul Vecchio continente. Tuttavia, concludono gli analisti di Hsbc, restiamo sottopesati su questa area geografica perché i problemi di crisi del debito sovrano non sono ancora finite.
 

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