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In Borsa il titolo crolla del 7,3%

Che sarebbe stato un martedì tribolato a Piazza Affari per Finmeccanica è stato chiaro da subito. Fin da quando, poco dopo le 7, si è diffusa la notizia dell’arresto del presidente e amministratore delegato del gruppo, Giuseppe Orsi. Così la Borsa ha “punito” il titolo che è rimasto per diversi minuti in asta di volatilità con un calo teorico del 14% trascinando con sé anche la controllata Ansaldo Sts, bloccata ai nastri di partenza con una perdita del 6%.
Il tonfo iniziale ha messo subito in allarme la Consob che ha predisposto una doppia barriera per il gruppo di Piazza Monte Grappa facendo scattare per ieri e per la seduta odierna il divieto di vendite allo scoperto assistite dalla disponibilità dei titoli (oltre allo stop sulle vendite “nude”, senza cioè la disponibilità, già in vigore dal primo novembre per tutti i titoli azionari). Una decisione analoga a quella assunta nei giorni scorsi per Saipem, dopo il crollo provocato dal profit warning della società, e che è stata adottata considerando la variazione registrata ieri mattina in apertura di Piazza Affari, superiore al 10% fissato dalla normativa comunitaria sullo “short selling”.
Lo stop deciso dall’Authority guidata da Giuseppe Vegas non ha però allentato la pressione sul titolo che ha solo in parte recuperato terreno chiudendo a -7,31%, a 4,4 euro. E ha finito per condizionare anche la performance di Ansaldo Sts, che ha ceduto il 2,99%, a 7,3 euro, scontando anche la risposta ai risultati preliminari 2012 annunciati lunedì sera.
L’attenzione si è concentrata comunque su Finmeccanica con 33,5 milioni di pezzi passati di mano, un vero e proprio record rispetto ai 6,5 milioni di media giornaliera fatta registrare negli ultimi mesi. A poco sono dunque serviti sia l’intervento della Consob sia il comunicato diffuso dalla società a metà mattinata per confermare «l’ordinata prosecuzione dell’attività gestionale e il proseguimento delle iniziative in corso», anche con riferimento alle dimissioni già programmate, e rassicurare i mercati (messaggio ribadito poi anche a tarda sera).
Le reazioni delle banche d’affari, però, non si sono fatte attendere e si sono manifestate con una serie di alert in cui si esprime preoccupazione per gli ultimi sviluppi giudiziari. A cominciare da Mediobanca che ha giudicato la notizia dell’arresto di Orsi «chiaramente negativa» per due motivi. Un nuovo numero uno, infatti, farebbe nuove svalutazioni e soprattutto prenderebbe tempo per rivedere la strategia, provocando un ulteriore slittamento del timing delle cessioni – Orsi aveva promesso dismissioni di asset no core per un miliardo di euro entro la fine del 2012 (si veda altro pezzo in pagina) – senza contare il danno di immagine per il gruppo in sede di presentazione delle nuove offerte all’estero. Aspetti che ricorrono anche nell’analisi di Equita, che ha puntato il dito contro le ripercussioni negative sul processo di vendita degli asset civili, sulla riorganizzazione, che rischia di rallentare, e ovviamente sulla reputazione della società in uno scenario competitivo già molto peggiorato. Negativa, poi, la revisione di Banca Akros che ha tagliato il giudizio da “accumulate” a “hold”, lasciando inalterato il target price. Mentre Ubs, dopo aver definito la situazione «estremamente incerta», ha deciso di mettere sotto osservazione rating e prezzo.

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