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In Borsa i primi benefici per le banche

Sono balzate all’insù, trascinando l’intero indice di Piazza Affari a volare verso l’alto, appena sono state rese note le nuove misure della Bce. Per poi ripiegare nel corso del pomeriggio a una lettura più ponderata del maxi-bazooka azionato ancora una volta da Mario Draghi.
Un ripiegamento riflessivo, ma che non ha perso del tutto la sua forza. Alla fine l’indice bancario Ftse All Share di Piazza Affari ha chiuso la lunga giornata della Bce con un rialzo dell’1,56%. E tra le banche si sono messe in luce UniCredit che ha chiuso a 3,7 euro con un progresso del 2,32%; ma anche la Popolare di Milano (+4,9%)alle prese con le nozze con il Banco Popolare; la Popolare di Sondrio con un buon 3%; il Credem a +2% e Intesa che ha chiuso la seduta con un rialzo più contenuto dell’1,1%. Certo non è il rally che ci si attendeva dopo la partenza a razzo nelle prime ore del pomeriggio, quando UniCredit era arrivata a guadagnare un robusto 9% toccando quota 4 euro, ma è pur vero che alla fine il bilancio della giornata vede le banche italiane salvare il resto del listino ed essere di fatto i titoli che più hanno beneficiato delle misure di Francoforte. A cadere infatti non solo a Piazza Affari ma in Europa i titoli ciclici, penalizzati dalle stime ribassate sulla crescita e soprattutto sull’inflazione al 2016 rivista fortemente al ribasso. Basti vedere cosa accaduto in Europa, con listini continentali meno influenzati dalle banche come quello italiano, che hanno chiuso con pesanti perdite. E la scossa benefica sulle banche non è stata omogenea in tutta Europa. Sono saliti gli istituti italiani e le banche spagnole, mentre sono addirittura scese le banche tedesche, ferme le big francesi e in forte calo le inglesi, al di fuori del raggio d’azione della moneta unica. Un responso che ha un suo perchè. Le misure, in particolare quelle sul nuovo potente Tltro, cioè le operazioni di rifinanziamento alle banche finalizzate ai prestiti all’economia reale impattano le banche del Sud Europa, quelle più esposte sui crediti. Il nuovo strumento è quello che più di ogni altro ha sorpreso in positivo il mercato. Non solo le banche potranno rinnovare le somme prese a prestito sotto il vecchio Tltro, evitando di dover fronteggiare rimborsi anticipati, ma soprattutto le banche potranno finanziarsi a tassi negativi presso la Bce per finanziare imprese e famiglie. Addirittura più le banche presteranno più saranno beneficiate da un costo del denaro che sarà sottozero. Un incentivo potente che vuole stimolare il sistema a ripristinare con forza la sua funzione di cinghia di trasmissione della politica monetaria. Una misura che va a compensare, a favore delle banche, l’altra misura che le penalizza, cioè il tasso sui depositi presso Francoforte portato a -0,4%. Vanno lette insieme le due misure: se parcheggiare il denaro anzichè erogarlo è sempre più dannoso per le banche; aumentarne gli impieghi con il nuovo Tltro a funding negativo si tramuta in un vantaggio per gli istituti. Sono misure che spingono fortemente le banche a far tornare in circolo il denaro che è lo scopo della Bce. Tutto bene sul piano teorico. Occorrerà vedere più che gli spread sui tassi la dinamica dei volumi di impieghi. E qui le cose non dipendono più dalla Bce, ma da un insieme di fattori esterni.Le banche hanno sofferto molto sul margine d’interesse non tanto per gli spread ma per la caduta dei volumi negli anni della recessione. Tuttora pur con la crescita dei mutui alle famiglie lo stock complessivo dei crediti delle banche italiane è tuttora in calo sull’anno e ha perso oltre 100 miliardi dal 2012. È la contrazione degli impieghi più che la forbice dei tassi ad aver depresso il margine d’interesse per le banche. E il rilancio del credito ha a che fare con lo stato dell’economia che viaggia ancora a stento e con il rischio credito che rimane alto visto il cumulo delle sofferenze. Il denaro a costo negativo è un potente incentivo a prestare soldi, ma ogni banchiere deve sperare che quei prestiti rientrino poi in banca. Ecco la sfida per il mondo bancario. E qui la Bce non può fare di più di quel che ha fatto. Anche ieri.

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