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In banca pericolo scostamenti

Il solo scostamento del reddito dichiarato dagli studi di settore legittima l’accertamento fiscale se i versamenti bancari del professionista sono ingiustificati. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con l’ordinanza n. 10584 del 7 maggio 2013, ha accolto il ricorso dell’amministrazione finanziaria.

La vicenda riguarda un veterinario che aveva dichiarato molto poco rispetto al relativo studio di settore. Per questo il fisco aveva emesso un recupero a tassazione delle maggiori imposta basandosi essenzialmente sullo scostamento. Il contribuente aveva impugnato l’atto impositivo e, di fronte a ctp e ctr, aveva vinto ottenendone l’annullamento. In particolare i giudici di merito avevano affermato che il solo scostamento dallo standard è insufficiente a sorreggere il metodo induttivo.

Contro questa decisione l’Agenzia delle entrate ha presentato ricorso in Cassazione e, questa volta, con successo. Ad avviso del Collegio di legittimità, infatti, il solo scostamento, negli ultimi anni ritenuto irrilevante per la giurisprudenza ai fini dell’accertamento fiscale, può essere utilizzato quando anche il conto in banca presenta delle incongruenze.

Infatti, in tema di accertamento induttivo dei redditi, l’Amministrazione finanziaria può – ai sensi dell’art. 39 del dpr n. 600 del 1973 – fondare il proprio accertamento sia sull’esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi e i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili «dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio dell’attività svolta», sia sugli studi di settore, come nella specie, nel quale ultimo caso l’Ufficio non è tenuto a verificare tutti i dati richiesti per uno studio generale di settore, potendosi basare anche solo su alcuni elementi ritenuti sintomatici per la ricostruzione del reddito del contribuente. Inoltre, i dati e gli elementi risultanti dai conti correnti bancari assumono sempre rilievo ai fini della ricostruzione del reddito imponibile, se il titolare di detti conti non fornisca adeguata giustificazione, ai sensi dell’art. 32 del dpr 29 settembre 1973, n. 600, poiché questa previsione e quella di cui all’art. 38 del medesimo dpr hanno portata generale, riguardando la rettifica delle dichiarazioni dei redditi di qualsiasi contribuente, quale che sia la natura dell’attività svolta e dalla quale quei redditi provengano.

Né può inferirsi l’applicabilità dell’art. 32 ai soli soggetti che esercitino attività di impresa o di lavoro autonomo per via del riferimento testuale della disposizione ai «ricavi» ed alle «scritture contabili», in quanto il dato letterale risulta limitativo unicamente della possibilità per l’Ufficio di desumere reddito dai «prelevamenti».

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