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In banca meno segreti per il fisco

di Benedetto Santacroce

Il fisco avrà presto nuovi poteri per accedere alle informazioni detenute da banche e intermediari finanziari.

Il maxiemendamento alla manovra di ferragosto – che in settimana otterrà il via libera definitivo dalla Camera dopo l'approvazione a Palazzo Madama – attribuisce infatti all'agenzia delle Entrate la facoltà di procedere all'elaborazione di specifiche "liste selettive", basate sulle informazioni relative a rapporti e operazioni finanziarie ottenute direttamente dal sistema degli intermediari. Le liste saranno quindi utilizzate per individuare i contribuenti da sottoporre a controllo e a verifica fiscale.

Si tratta di una svolta di non poco conto. Per la prima volta – con l'obiettivo di colpire i forzieri che detengono i frutti dell'evasione e della frode fiscale – il fisco, derogando a qualsiasi principio di tutela del segreto bancario, è abilitato a compiere attività di selezione automatica per masse di soggetti che gli consentirà di individuare, in relazione a singoli contribuenti, le anomalie che caratterizzano la gestione del denaro contante ovvero la movimentazione di portafogli azionari e/o obbligazionari.

Informazioni accessibili

Per creare le liste selettive il fisco avrà a disposizione due diverse fonti di informazioni. La prima, già disponibile presso un'apposita sezione dell'anagrafe tributaria, costituita dall'archivio dei rapporti finanziari. La seconda, di gran lunga più interessante e finora accessibile solo dopo un'articolata procedura autorizzativa, costituita dagli stessi intermediari finanziari. In relazione a questa seconda fonte informativa, però, il fisco dovrà preventivamente sentire le associazioni di categoria degli intermediari stessi.

L'archivio dei rapporti (alimentato di continuo dagli intermediari) contiene – in modo distinto per contribuente e intermediario – le informazioni relative a tutti rapporti finanziari esistenti in Italia (o cessati) a decorrere dal 2005.

L'archivio, inoltre, registra – anche in questo caso distinto sempre per contribuente e per intermediario – le operazioni fuori conto realizzate dal contribuente. In effetti, l'archivio gestisce per rapporti e operazioni fuori conto solo l'identificativo del rapporto, gli identificativi dei titolari o dei delegati del conto stesso.

Gli intermediari finanziari sono invece in grado, in relazione alle regole di rilevazione ed evidenziazione informatica imposte dall'articolo 7, 6 comma, del Dpr 605/73, di fornire informazioni di dettaglio su rapporti finanziarie e operazioni fuori conto.

In particolare, potranno fornire informazioni sulle movimentazioni giornaliere dei conti e dei depositi titoli; sulla realizzazione di operazioni fuori conto (vale a dire operazioni realizzate direttamente allo sportello che non transitano sul conto (vedi il cambio assegni) e sul contenuto dei singoli atti dispositivi (emissione di assegni, bonifici, acquisto e vendita di titoli).

Elaborazione delle liste

La potenzialità di creare liste è particolarmente forte in relazione agli intermediari finanziari, un po' più debole per l'archivio dei rapporti.

Ciononostante si ritiene (anche se bisognerà vedere come l'Agenzia intenderà effettivamente muoversi) che le prime elaborazioni il fisco le svilupperà proprio nell'archivio.

Da quanto è possibile ipotizzare in questo momento dall'archivio dei rapporti l'Agenzia potrà lanciare, ad esempio, una delle seguenti elaborazioni: determinazione per contribuente del numero dei rapporti accesi e cessati in un ben determinato periodo ovvero l'esistenza di operazioni fuori conto.

Al contrario, utilizzando gli intermediari potrà attivare elaborazioni più complesse con la possibilità di acquisire maggiori informazioni quantitativamente e qualitativamente migliori: si pensi alle analisi territoriali di distribuzione dei rapporti; ovvero l'ammontare delle operazioni realizzate con l'estero in uscita o in entrata; ovvero, infine, la tipologia e gli ammontari delle operazioni in contanti.

I risultati delle elaborazioni forniranno indicatori di anomalia. Da questo punto di vista è molto interessante l'esperienza che sul campo ha fatto negli ultimi 20 anni Uic oggi Uif (Unità di informazione finanziaria) con l'elaborazione delle informazioni contenute nell'Archivio unico informatico antiriciclaggio.

A seguito delle elaborazioni sarà possibile individuare specifiche anomalie: a esempio, l'agenzia potrebbe individuare categorie di contribuenti che hanno posto in essere operazioni non coerenti rispetto al proprio profilo economico-finanziario, oppure contribuenti che hanno utilizzato particolari mezzi e modalità di pagamento.

A esempio potrebbe risultare anomalo un uso ripetuto e ingiustificato di contante, il ricorso a tecniche di frazionamento, l'utilizzo di carte di pagamento non coerente con la ordinaria modalità operativa del cliente, una movimentazione eccessiva dei conti di deposito.

L'anomalia finanziaria, però, potrebbe non bastare per attivare una selezione di soggetti da sottoporre a controllo e quindi sarà necessario che l'Agenzia realizzi anche degli ulteriori incroci che possano suffragare l'anomalia riscontrata. Per esempio molto utile, in caso di ripetuti cambi d'assegni, sarebbe verificare sul campo degli investimenti immobiliari l'utilizzo del denaro contante. Un altro incrocio necessario, nel caso di riscontro di un'eccessiva movimentazione sul conto corrente di danaro, potrebbe essere quello di analizzare la coerenza di tali movimentazioni con le dichiarazioni dei redditi presentate dal contribuente.

Le anomalie e gli incroci patrimoniali consentiranno, finalmente, al fisco di creare le liste di controllo e di attivare specifiche attività di accertamento quali a esempio: controlli automatici (redditometro o studi di settore); ovvero potranno essere attivate richieste di chiarimenti con l'instaurazione di un contraddittorio con il contribuente ovvero con l'invio di questionari ovvero potranno essere aperte delle vere e proprie verifiche presso il contribuente.

All'interno di questi controlli sarà possibile, poi, attivare ulteriori indagini finanziarie e patrimoniali che consentiranno al fisco di utilizzare a pieno anche i poteri istruttori di accertamento e le presunzioni o il meccanismo dell'inversione dell'onere probatorio.

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