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In banca il silenzio è punito

In banca la mancanza d’informazioni comporta da oggi l’astensione dal rapporto o dall’operazione in corso. Questa la novità del decreto legislativo 169 del 19 settembre 2012, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» il 2 ottobre (si veda «Il Sole 24 Ore» del 22 settembre), che corregge il decreto antiriciclaggio, in particolare l’articolo 23 del Dlgs 231/2007.
Se fino a ieri i destinatari del decreto legislativo 231/2007 erano chiamati ad astenersi, al momento dell’instaurazione del rapporto, nel caso in cui non fossero stati in grado di rispettare gli obblighi di adeguata verifica riguardanti i dati identificativi del cliente e del titolare effettivo e lo scopo e natura del rapporto, da oggi devono astenersi anche nel corso del rapporto, dell’operazione o della prestazione professionale quando non abbiano raccolto informazioni obbligatorie e non siano comunque in grado di raccoglierle.
In sostanza, se uno qualsiasi degli obbligati all’antiriciclaggio – banche, professionisti, Poste eccetera – dovesse riscontrare carenza di informazioni, per esempio sul titolare effettivo, è tenuto a chiudere il rapporto e a restituire il denaro al cliente soltanto tramite bonifico su conto bancario appositamente indicato dal cliente, bonifico accompagnato da un messaggio nel quale si evidenzi l’impossibilità di effettuare l’adeguata verifica.
La norma, probabilmente, è prevista per spingere i clienti a fornire tutte le informazioni necessarie, pena la cessazione del rapporto.
Sta di fatto che non si comprende come, nei casi in cui alcune informazioni risultino impossibili da reperire, debbano essere liquidati i soldi dei clienti sprovvisti di (altro) conto bancario. Certo non si potrà costringere il cliente ad aprire un conto ad hoc.
Si deve ricordare poi che, come previsto dall’articolo 49, comma 1, del decreto 231, le banche devono consentire ai clienti di prelevare i propri fondi. La norma dunque suscita perplessità.
La previsione è indirizzata principalmente agli intermediari finanziari, i quali per ovvie ragioni posseggono fondi dei clienti, e non ai professionisti. Non si esclude però del tutto che questi ultimi possano trovarsi nelle condizioni di doversi astenere dal rapporto o dall’operazione in corso e restituire denaro ai clienti: si pensi, per esempio, all’avvocato che segue operazioni immobiliari per conto del cliente e risulti depositario di denaro dell’assistito.
Di certo c’è che i destinatari della normativa devono attivarsi per risultare conformi, mentre i clienti devono farlo per non incorrere in sanzioni penali a causa delle proprie “omissioni informative”.
A parte l’obbligo di astensione, il correttivo prevede una equiparazione degli istituti di pagamento a banche, Poste ed istituti di moneta elettronica per quanto riguarda le operazioni di trasferimento di contante.
Da oggi i cosiddetti Ip possono consentire ai clienti di prelevare il denaro dai propri conti di pagamento sopra la soglia dei 999,99 euro e senza limiti, se non quelli dell’ammontare depositato, così come avviene in banca o negli uffici postali.
È stato modificato l’apparato sanzionatorio del decreto antiriciclaggio nella parte riguardante le violazioni alle norme sul limite all’uso del contante e dei titoli al portatore. Innalzata la sanzione pecuniaria prevista per i libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore a mille euro. La sanzione irrogata potrà oscillare fra il 30-40% del saldo del libretto a fronte di una sanzione minima attuale del 20 per cento.
Aumenta – da un minimo del 30 ad un massimo del 40% – anche la sanzione prevista in caso di mancata estinzione, entro il 31 marzo 2012, dei libretti al portatore sopra soglia. Medesima soglia sanzionatoria in caso di trasferimento di libretti al portatore quando il cedente non proceda, entro 30 giorni, alla comunicazione alla banca o alle Poste dei dati identificativi del cessionario, dell’accettazione di questi e della data di trasferimento.

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