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In Banca dai commercialisti

Scalda i motori la Banca dei Commercialisti (BdC): aprirà, infatti, i battenti «in primavera» l’istituto di credito per fornire da un lato sostegno alle piccole e medie imprese con un corposo ventaglio di attività di consulenza per lo sviluppo del business e, dall’altro, proponendo servizi finanziari e d’investimento ai professionisti e alle società legate agli studi. Iniziativa per la quale è in corso una campagna di collocamento delle quote (la minima individuale è di 2 mila 500 euro e il capitale sarà per il 60% riservato agli iscritti all’albo unico dei commercialisti ed esperti contabili, alle loro Casse previdenziali ed ai tirocinanti, mentre la restante percentuale sarà a disposizione di tutti), e che si prefigge di colmare una lacuna: «Il sistema creditizio italiano non si è mai occupato dei servizi alle aziende, salvo recentemente».

Nel contempo, racconta a ItaliaOggi il direttore dell’organismo, Giuseppe Russo, «i commercialisti devono recuperare terreno, dotandosi prima possibile di una strategia che eviti la marginalizzazione del loro ruolo di supporto nei confronti degli imprenditori». A questi ultimi, la banca di categoria (www.bankdoc.eu) fornirà assistenza per far decollare la produzione, però non concederà credito per cassa o firma, né verrà gestita attraverso modelli «standard», ovvero non si insedierà in immobili in luoghi «di prestigio», non si doterà di una rete di sportelli sul territorio e non investirà in pubblicità per farsi conoscere. Prestiti (a breve termine), raccolta di depositi, piani di pagamento personalizzati sulle esigenze degli studi (F24, conti dedicati previdenziali e fiscali ecc.) e custodia dei titoli abbinata al «trading online» (la negoziazione attraverso internet, ndr) sono tutti, invece, destinati ad una clientela di commercialisti, società ad essi connesse, collaboratori e familiari degli iscritti all’albo.

«L’idea è di utilizzare la conoscenza dei professionisti per governare i rischi dell’impresa: in sintesi, l’uovo di Colombo della banca tradizionale è proprio il patrimonio di esperienze, affinate a contatto col tessuto produttivo, che, così, si potranno massimizzare», prosegue. E, al di là dell’ambito strettamente fiscale, contabile e giuslavorista, Russo ritiene che «la nuova domanda di servizi «corporate» riguarderà questioni a maggior valore aggiunto come la finanza, l’organizzazione, la condizione del mercato, le scelte assicurative, le operazioni straordinarie e il «risk management». Il tutto raccordato» spiega «per ottimizzare l’uso delle risorse» e prevenire le avvisaglie di fallimento, prima che sfocino in una vera e propria crisi interna all’azienda. Rilevanti, inoltre, i vantaggi per gli studi: si va dall’incremento del fatturato e dalla diversificazione delle fonti dei ricavi al mantenimento o decremento dei costi fissi, alla concessione di crediti a condizioni vantaggiose, fino all’organizzazione di corsi di formazione.

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