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In banca con le regole Fatca

Nella fase due del Fatca si punterà all’armonizzazione tra la piattaforma Usa e quella che la Ue si appresta a creare “in casa” per rafforzare lo scambio di informazioni in chiave anti-evasione. La lettera di Germania, Francia, Italia, Spagna e Gran Bretagna ai vertici dell’Unione d’inizio settimana ha accelerato il percorso di cooperazione contro le frodi fiscali avviato Oltreoceano da oltre due anni. Un percorso che in Italia deve essere ancora completato. A fine gennaio, infatti, il protocollo con le regole Fatca targate Usa è stato siglato dagli organi tecnici dei due Paesi. Manca però il sigillo ufficiale con la firma dei rispettivi ministri dell’Economia, indispensabile per dare il via alla ratifica parlamentare.
L’entrata in vigore del The Foreign Account Tax Compliance Act è stata comunque confermata al 1° gennaio 2014. Tanto che gli operatori, come banche e società di gestione, destinatari dei nuovi obblighi di registrazione e segnalazione dei contribuenti Usa si stanno già adeguando. L’accordo bilaterale è importante anche perché sostituisce l’applicazione delle Final Regulations (544 pagine), approvate dagli Usa il 17 gennaio, negli Stati aderenti con una serie di semplificazioni. Occorrerà, poi, un provvedimento di attuazione per il quale il ministero dell’Economia a fine febbraio ha chiesto suggerimenti ad Abi, Ania e Assogestioni per risolvere i dubbi che ancora circondano il sistema Fatca.
«Per farsi trovare pronti e adempiere ai vari obblighi gli operatori devono attivarsi fin da subito. I soggetti medio-grandi – spiega Davide Rotondo, director di PwC – si stanno già attrezzando per rispondere alle nuove prassi. Le novità degli ultimi giorni nella lotta all’evasione internazionale dovrebbero spingere anche i soggetti di minori dimensioni a provvedere. A livello generale l’auspicio è che l’integrazione tra la disciplina Usa e il “Facta europeo” sia effettiva e completa. In futuro, gli intermediari dovrebbero poter registrare i clienti stranieri in maniera omogenea, comunicandone gli elenchi all’agenzia delle Entrate, salvo il compito di quest’ultima di trasmetterli ai paesi che ne facciano richiesta».
Ma quali adempimenti scatteranno dal 2014? E come saranno gestiti in Italia? Dal prossimo anno gli intermediari dovranno essere in grado di garantire la compliance alle regole Fatca con un adeguato e strutturato presidio di governance. Dovranno essere in grado poi di identificare tutti i clienti che apriranno un nuovo rapporto e di classificare gli eventuali soggetti fiscali Usa per i quali nasce l’obbligo di segnalazione. Dovranno anche intercettare tutti i cosiddetti “cambi di circostanza” della clientela già identificata che possano modificare la classificazione e trasformare un cliente “extra-Usa” in un soggetto fiscale statunitense. Infine, dovranno applicare ai soggetti finanziari non partecipanti a Fatca la ritenuta del 30% sulle transazioni aventi redditi certi di fonte Usa denominate Fdap (Fixed or determinable annual or periodical). Le aziende italiane potranno contare su alcune semplificazioni. In materia di identificazione della clientela, per esempio, ci si potrà avvalere delle prescrizioni della normativa anti-riciclaggio. Si sta discutendo, invece, della possibilità che la segnalazione dei contribuenti Usa avvenga secondo le modalità stabilite per le comunicazioni all’anagrafe dei rapporti finanziari.
Le comunicazioni degli operatori all’agenzia delle Entrate (che dovrà trattare i dati) dovranno avvenire nel 2015 per quanto riguarda gli anni 2012-2013. La data precisa dovrà essere fissata, ma entro settembre 2015 è previsto che l’Agenzia trasmetta le informazioni sensibili all’Irs.

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