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In autunno si rischia l’ingorgo fiscale tra imposte sulla casa e rinvio dei rincari

Lo slittamento del rincaro Iva da luglio ad ottobre deciso ieri dal Consiglio dei ministri è solo l’ultimo di una serie. La politica del rinvio sul piano fiscale, incarnata sin qui dal governo Letta, rischia di costare caro a cittadini e imprese che al ritorno dalle ferie estive si troveranno immersi nell’autunno caldo delle tasse. A Imu, Tobin tax, Tares ieri si è aggiunta pure l’imposta sui consumi, appunto, il cui spostamento sarà finanziato da un pacchetto di aumenti sull’acconto Irpef, Ires, Irap. Tutto prorogato, spostato, posticipato, dunque.
L’ultima sorpresa in termini di calendario ritardato la riserva proprio il decreto Giovannini, varato ieri. Le coperture proposte dal ministero dell’Economia – approvate dal governo, ma già fonte di malumori, oramai modificabili solo dal Parlamento prevedono come misura forte (oltre alle accise sulle e-cig)proprio un aggravio di un punto percentuale dell’acconto di novembre su Irpef, Ires e Irap (dal 100 al 101% o dal 99 al 100%, a seconda dei casi), le imposte pagate da professionisti, autonomi, artigiani, imprese piccole e grandi. Certo, non si tratta di nuove tasse. Quanto piuttosto di un anticipo del dovuto nel 2014 su quanto incassato quest’anno (sempre che il reddito e la produzione restino ai livelli del 2012, non del tutto scontato, vista la crisi).Questo punto in più (permanente per Irpef e Irap sulle persone fisiche e le società di persone, valido solo per il 2013 nel caso del-l’Ires e dell’Irap per le società di capitali) costerà ad aziende e lavoratori 650 milioni. Mentre altri 250 milioni arriveranno dalle banche, visto che salgono anche gli acconti relativi agli interessi sulle ritenute. In totale, quasi un miliardo indispensabile a far scattare l’Iva maggiorata solo il primo ottobre anziché lunedìprossimo. Tre mesi di tregua sul fronte dei consumi, in attesa del prossimo balletto di cifre per impedireil rincaro. Il rinvio dell’Iva pagato dalle aziende tuttavia non piace a tutti. La Cgia di Mestre, che rappresenta gli interessi degli artigiani e delle pmi, ieri ha calcolato in 2,6 miliardi la mazzata in capo ad autonomi e imprese già alle prese con la grande crisi e una tremenda stretta sulla liquidità. In realtà sarà molto meno, circa 650milioni, precisa il ministero dell’Economia. L’autunno caldo delle tasse tuttavia si avvicina. A partire dall’Imu sulle prime case che tutti i proprietari o solo una parte (i più abbienti) dovranno versare a metà settembre, a seconda della quadra politica che si troverà entro agosto. Mentre sempre meno probabile sembra la sua cancellazione per tutti. Il primo ottobre poi, oltre all’Iva al 22% (aumento che si proverà ancora a scongiurare per non deprimere ancora le spese e i consumi, già in picchiata), per chi investe c’è la Tobin tax sui derivati, anch’essa prorogata dal primo luglio. Ancora, il già detto rincaro dell’acconto di novembre di Irpef, Ires, Irap e delle ritenute sugli interessi (versate dalle banche), deciso ieri. E a dicembre, per chiudere in gloria, oltre al saldo Imu, la nuova tassa sui rifiuti e servizi, la Tares, anche questa spostata e assai salata, almeno quanto l’Imu, secondo le prime simulazioni.
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