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In aula Codice e omicidio stradale

Per la miniriforma del Codice della strada e per le sorti dell’omicidio stradale è iniziata la settimana del (potenziale) ultimo miglio. L’incrocio dei calendari di Camera e Senato porta infatti contemporaneamente in aula i due interventi, dopo anni di polemiche e di stop-and -go. 
Ieri a Montecitorio è cominciata la discussione sul progetto di legge 423, che assorbe una decina di iniziative parlamentari e che tocca una varietà di temi, dalla sicurezza strutturale delle sedi stradali e delle opere viarie alla mobilità urbana sulle bici, dall’esportazione di auto usate al limite di velocità degli autotreni, fino al rilevamento via telelaser del pagamento della Rc auto e alla regolamentazione degli autovelox in aree di cantiere.
Ma è poi sul tema delle sanzioni per gravi violazioni alla guida che la legge in discussione alla Camera entra in sovrapposizione con il disegno di legge che debutta questo pomeriggio nell’aula di Palazzo Madama, disegno conosciuto per la rubricazione di «omicidio stradale». Il testo in esame a Montecitorio non tocca infatti gli attuali limiti di pena per l’omicidio colposo causato dall’assunzione di sostanze psicotrope (da 3 a 10 anni) ma si limita a introdurre la revoca perpetua della patente, o il divieto permanente per chi non l’abbia mai conseguita.
Al Senato, invece, il testo proposto dalla Commissione giustizia, a sintesi di cinque iniziative parlamentari, alza notevolmente il minimo (8 anni) e sensibilmente il massimo della reclusione (12 anni), introducendo un concetto di equivalenza di superfici (pene identiche per i misfatti commessi su acqua con qualsiasi tipo di imbarcazione). La legge “senatoria” , tra l’altro, diversifica le ipotesi di (mala)guida provocata dalla droga rispetto a quelle causate dall’alcol, dove le pene sono leggermente più miti (da 7 a 10 anni). A Palazzo Madama, inoltre, sono previste pene da omicidio stradale (e non semplice “colposo”) se l’investitore, pur sobrio, viaggia a velocità doppia del consentito in centro urbano (o doppia tout court in acquase passa con semaforo rosso o se fa inversioni di marcia non consentite in zone pericolose. Nel caso di omicidio stradale plurimo, infine, la pena può arrivare – ma mai superare – ai 18 anni di reclusione. Nel progetto dei senatori, infine, aumentano le pene detentive anche per le “semplici” lesioni personali stradali e nautiche causate da stati di alterazione della coscienza (da 2 a 4 anni se gravi, in alternativa da 9 mesi a due anni). L’avvio della discussione a Palazzo Madama è accolta con soddisfazione dalle associazioni promotrici, nel 2011, dell’iniziativa. «Il traguardo è sempre più vicino, e soprattutto non si torna indietro, è solo questione di tempo per vincere questa piccola e grande battaglia di civiltà», commentano le associazioni Asaps (amici della Polstrada), Lorenzo Guarnieri e Gabriele Borgogni, promotrici nel 2011 con il Comune di Firenze di una legge di iniziativa popolare per l’introduzione di questo reato.
Per tornare a Montecitorio, l’avvio della discussione ieri ha segnato anche il deposito di un’ulteriore iniziativa volta a «introdurre l’obbligo dell’installazione di un allarme anti-abbandono sull’autovettura, così che possa venire segnalata la presenza di uno o più bambini dimenticati involontariamente sul seggiolino all’interno della macchina». La proposta di legge è stata presentata da Tommaso Foti.

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