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In Asia crescita a rischio inflazione

di Antonella Scott

Due grandi locomotive alimenteranno la crescita in Asia nei prossimi due anni, a velocità sostenuta anche se ridotta rispetto al 2010. «Di fatto questa regione sta trainando la ripresa globale», dice da Londra Joseph Zveglich, assistant chief economist per l'Asian Development Bank. Nel 2011 la Cina frenerà da +10,3 al 9,6%, l'India dall'8,6 all'8,2%: insieme a loro, ma escludendo il Giappone piegato dal sisma dell'11 marzo, la "developing Asia" modererà il passo dal +9 al 7,8%, riflesso del ridimensionamento delle economie industrializzate e del commercio mondiale, ma anche effetto delle misure di politica monetaria e fiscale adottate dai Governi.

Questa moderazione, osserva l'Asian Development Bank (Adb) nell'Outlook 2011 presentato ieri, «segna un gradito ritorno a tassi di crescita sostenibili senza accendere l'inflazione». Perché con alcune economie ancora in fase di surriscaldamento, e con i rialzi nei prezzi dell'energia legati alla lunga crisi nordafricana, il rischio è molto alto. L'inflazione è una grossa preoccupazione per Adb, nemico numero uno dei Paesi asiatici e dei loro poveri, i più vulnerabili. I Governi devono fare di più per affrontarla: «Azioni preventive – si augura Zveglich -. I tassi di inflazione sono ancora relativamente bassi, non paragonabili ai livelli raggiunti prima della crisi finanziaria, ma la tendenza preoccupante è nei segnali di surriscaldamento e nella possibilità di un'accelerazione».

Le stime dell'Outlook fissano al 5,3% la crescita dei prezzi nelle 45 economie esaminate. «Non è facile gestire l'inflazione», chiarisce il presidente di Adb, Haruhiko Kuroda, nella prefazione al rapporto. Per affrontarla gli esperti di Adb suggeriscono di non affidarsi soltanto agli interventi di politica monetaria messi in campo da India e Cina – l'ultima stretta a Pechino, martedì scorso. Rischiano di non essere sufficienti. In base alle circostanze nelle diverse economie, scrive l'Outlook, altri strumenti potrebbero rivelarsi più appropriati: tassi di cambio più flessibili – un'allusione alla Cina – o controlli sui capitali coordinati a livello internazionale nei casi in cui esista il rischio di bolle.

«Poiché la ripresa che ci aspettiamo dai Paesi industrializzati è modesta – osserva Joseph Zveglich – l'Asia dovrà trovare fonti di crescita supplementari». Adb vuole rafforzare la consapevolezza che una risposta allo sviluppo può venire dall'interno, alimentando i legami tra le economie in rapida crescita in Asia e in America Latina, in Africa e Medio Oriente. «Tra i Paesi del Sud restano barriere più imponenti che tra Nord industrializzato e Sud – dice Zveglich – noi vogliamo sottolineare le tante potenzialità tra Sud e Sud».

Spostando lo sguardo sul Giappone, è certo troppo presto per quantificare le dimensioni della tragedia che ha colpito il Paese l'11 marzo scorso, ed è difficile parlarne in termini economici. Secondo Adb Tokyo ne risentirà nei prossimi due trimestri, ma «se la crisi nucleare sarà contenuta – spiega Zveglich – sarà possibile ritrovare la crescita entro quest'anno». In parte grazie al ritorno alla produzione, in parte per lo sforzo della rinascita. «Sicuramente – conclude l'economista di Adb – data l'entità della ricostruzione necessaria le economie della regione che producono i beni necessari potranno trovare delle opportunità».

 

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