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In arrivo la super-Borsa europea

FRANCOFORTE
Matrimonio in vista per le Borse di Londra e Francoforte. Le due società hanno confermato ieri pomeriggio che hanno avviato colloqui per una «fusione fra pari» per creare un mercato europeo, che diventerebbe anche uno dei più grandi del mondo.
Del London Stock Exchange Group, che ha una storia più che bicentenaria (fu fondato nel 1801), fanno parte dal 2007 anche Borsa Italiana, compresa Monte Titoli, la società di post-trading, e l’Mts, il più grande mercato europeo di titoli di Stato, creato in Italia.
Alla conferma della notizia, che è stata riferita per prima dall’agenzia Reuters, il titolo del Lse è balzato del 18%, per poi chiudere in rialzo del 13%, e quello della Deutsche Börse di quasi l’8%, chiudendo con un +3,2%, segno dell’apprezzamento dei mercati per l’operazione, che di fatto è l’acquisizione del Lse da parte della concorrente tedesca. Qualcuno osserva che l’operazione consentirà a Londra di prevenire eventuali problemi che verrebbero creati dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea dopo il voto del 23 giugno prossimo.
Non è la prima volta che ci sono approcci fra i due più importanti mercati europei, che comprendono, oltre agli scambi azionari, ormai passati in secondo piano, anche quelli di derivati e le operazioni di post-trading. Il primo tentativo di joint venture risale al 2000, poi nel 2004 Deutsche Börse fece un tentativo di acquistare il London Stock Exchange, che venne respinto. Successivamente, il Lse fu oggetto anche di un tentativo di scalata da parte dell’americano Nasdaq. Nel 2012, la società di Francoforte ha puntato su una fusione con Nyse Euronext, che comprende New York, Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Lisbona, ma l’operazione è stata bocciata dall’antitrust. Anche la proposta fusione fra Londra e Francoforte dovrà passare al vaglio, oltre che delle autorità tedesche e britanniche, dell’antitrust europeo, cioè della Commissione.
Arrivando alla guida della Deutsche Börse, sei mesi fa, l’amministratore delegato Casper Kengeter, si era dichiarato «aperto» a operazioni di fusione. Non è chiaro come i ruoli verranno ripartiti nella società che sorgerà, dato che al capo dell’Lse, Xavier Rolet, viene riconosciuto il merito di aver rilanciato il mercato londinese negli ultimi anni. Il consiglio dovrebbe avere una rappresentanza paritaria.
Al termine dell’operazione, gli azionisti di Deutsche Börse dovrebbero detenere il 54,4% del capitale del gruppo che uscirà dalla fusione: gli azionisti Lse (il principale dei quali è il fondo sovrano del Qatar con il 10%) riceveranno 0,4421 nuove azioni per ognuna posseduta, mentre quelli di Deutsche Börse riceveranno un’azione per ognuna posseduta. Dopo i rialzi di ieri, la capitalizzazione di Lse è di 9,2 miliardi di sterline, quella di Deutsche Börse di 15,2 miliiardi di euro. Tutte le attività dei due mercati continueranno a operare con i rispettivi marchi.
Secondo una nota diffusa dai due gruppi, che parla di «creazione di un gruppo europeo leader nell’infrastruttura dei mercati globali», le strategie, i prodotti, i servizi e le aree geografiche sono complementari. La fusione darebbe vita a una società in grado di competere con mercati come gli americani Cme Group di Chicago (e anzi di bloccarne la penetrazione in Europa) e Intercontinental Exchange, oltre che con l’Hong Kong Exchanges and Clearing, il più grande gruppo mondiale del settore. Negli ultimi anni, le nuove regole scritte dopo la crisi finanziaria (come la legge Dodd-Frank negli Stati Uniti e Basilea 3 a livello globale, oltre che le indicazioni del Financial Stability Board) hanno favorito la centralizzazione degli scambi nei mercati regolamentati, soprattutto per quanto riguarda i derivati, che saranno uno dei punti di forza della nuova entità. D’altra parte, i mercati tradizionali hanno dovuto confrontarsi con la crescente concorrenza di piattaforme alternative di scambio create dalle grandi banche d’investimento e dagli investitori istituzionali.
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