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In arrivo il decreto taglia-interpelli

di Marco Bellinazzo e Maurizio Caprino

Sono in arrivo le indicazioni delle Entrate per le società in perdita che intendono dimostrare di non essere società di comodo. Il provvedimento del l'Agenzia dovrà fissare una serie di fattispecie nelle quali le perdite verranno automaticamente considerate "genuine" e non frutto della volontà di sottrarre guadagni al fisco. È questa la strada scelta dall'agenzia per evitare che nei prossimi mesi arrivi nei propri uffici una mole enorme di interpelli da parte di imprese che chiedono se la struttura dei propri conti in rosso sia tale da farle classificare come società di comodo, con le conseguenti penalizzazioni fiscali.
Non ci sono indicazioni ufficiali su quando il provvedimento sarà pubblicato. Da un lato sarebbe necessario affrettare i tempi: la prima applicazione del criterio – introdotto dalla manovra di Ferragosto, Dl 138/11 – secondo cui una perdita per tre anni consecutivi fa presumere (salvo prova contraria) che la società sia di comodo si avrà già con la prima rata dell'acconto relativo ai redditi 2012 (Unico 2013), che andrà versata nel giugno prossimo. Dall'altro lato, la stesura del provvedimento richiede prudenza.
Si tratta infatti di trovare un delicato punto di equilibrio tra esigenze opposte: tagliare il più possibile il numero di interpelli in arrivo (il che spinge ad allargare le maglie, considerando effettive quante più tipologie di perdita possibile) ed evitare che ciò consenta a molte società di comodo di camuffare la reale natura delle proprie perdite.
Il numero potenziale degli interpelli è molto elevato: dalle dichiarazioni relative al periodo 2007-2008-2009 (si veda «Il Sole-24 Ore» del 6 ottobre 2011), emergono circa 400mila società in rosso per tutti e tre gli anni (tra i requisiti che fanno scattare le penalizzazioni fiscali c'è appunto la perdita protratta per almeno un triennio).
La difficoltà è accentuata dall'aggravarsi della crisi economica, che verosimilmente ha fatto aumentare ancora il numero delle società in rosso per ragioni legate all'effettivo andamento dell'attività. Questo, tra le altre cose, dovrebbe portare a diminuire l'incidenza dei casi in cui le perdite sono dovute a situazioni straordinarie, infoltendo invece quelle legate a ragioni operative.
Così diventa necessario concentrare l'attenzione sul valore della produzione, classificando e disciplinando compiutamente i vari casi in cui l'entità dei ricavi è inferiore a quella dei costi.
Peraltro, occorrerà trovare un criterio per conciliare questa penalizzazione delle società in rosso con la possibilità di riporto illimitato delle perdite. Tale facoltà è stata riconosciuta appena un mese e mezzo prima della penalizzazione, con la prima manovra estiva (Dl 98/11).
Una volta pubblicato il provvedimento, comunque, le società le cui situazioni non saranno riconosciute indicative di una perdita effettiva non dovranno ritenersi classificate come di comodo. Rimane infatti la possibilità di valutare se si rientra nelle cause generali di esclusione stabilite dall'agenzia delle Entrate con il provvedimento del 14 febbraio 2008 (protocollo 2008/23681). Oltre ai casi di liquidazione, fallimento, sequestro o confisca, ci sono – in sintesi – il possesso di immobili dati in locazione a enti pubblici o a canone vincolato o di partecipazioni in società non di comodo o escluse dalla disciplina di tali imprese oppure in società residenti all'estero alle quali si applica il regime di tassazione in Italia (articolo 168 del Testo unico delle imposte sui redditi).

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