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In arrivo 9 miliardi per riqualificare 3 milioni di persone

Quasi 9 miliardi, tra risorse nazionali ed europee del Recovery, per riqualificare 3 milioni di persone entro il 2025, di cui il 75% donne, under 30, disoccupati di lunga durata, disabili: i più fragili e lontani dal lavoro. Numeri messi in un documento che il ministro del Lavoro Andrea Orlando considera una base di discussione con le Regioni per impostare la riforma delle politiche attive, da varare entro l’anno (è una riforma di sistema inserita nel Pnrr) e sempre più urgente, viste le ripetute sollecitazioni del premier Draghi anche per l’imminente sblocco parziale dei licenziamenti. Documento che sarà mostrato alle Regioni — a cui spetta la competenza concorrente con lo Stato sulle politiche attive ed esclusiva sulla formazione — in un incontro al momento programmato per il 7 luglio.Perno di questo documento — che Repubblica ha potuto visionare — è la Gol, la Garanzia per l’occupabilità dei lavoratori, ideata dall’ex ministra Nunzia Catalfo, finanziata con 233 milioni nella scorsa legge di Bilancio, ora finita nel Recovery e citata come «perno dell’azione di riforma delle politiche del lavoro», assieme al Pnc, ovvero al Piano strategico nazionale per le nuove competenze, anche questo già finanziato dal governo Conte II con 430 milioni per quest’anno e rifinanziato dal Recovery. Gol e Pnc assorbono 6,7 miliardi delle risorse disponibili, mentre 600 milioni vanno al sistema duale scuola-lavoro (in aggiunta alle risorse esistenti per coinvolgere altri 135 mila ragazzi entro il 2025). Poi ci sono i 552 centri per l’impiego destinatari di 1,5 miliardi: 1 miliardo ancora non speso per la rigenerazione “infrastrutturale” (rinnovo delle sedi, software, formazione) stanziati dal governo Lega-M5S e quasi mezzo miliardo all’anno anche questi disponibili dal 2019 per le nuove assunzioni, per passare cioè dagli 8 mila operatori attuali a quasi 20 mila, assumendone 11.600 nuovi. I concorsi regionali però vanno a rilento.Le Regioni sono «in ritardo», si legge nel documento. E «manca la diffusione capillare» dei centri per l’impiego sul territorio: questo inficia «la prossimità dei servizi ». Si suggerisce di aprire «nuovi sedi, strutture leggere mobili, sportelli», ma anche incrementare «servizi digitali». E poi l’affondo sulle Regioni: «differenziazioni territoriali» nelle politiche per riqualificare chi è senza lavoro saranno possibili, ma solo «nella cornice nazionale». No a «sovrapposizioni » perché portano «inefficienze ». Da «evitare complicazioni amministrative ». Cruciale sarà la revisione e semplificazione dei Lep, i Livelli essenziali delle prestazioni, previsti dal Jobs Act del 2015.«Concentrarsi su pochi livelli», si suggerisce. Perché tutti i «beneficiari di prestazioni di sostegno al reddito» — come Reddito di cittadinanza, Cassa integrazione, Naspi — ricevano «entro 4 mesi» ovunque in Italia un livello minimo di servizi. A partire da un piano personalizzato di riqualificazione (o istruzione di base, se necessario) e l’avvio all’occupazione. La Gol che dovrebbe garantire questi servizi sarà definita da un decreto entro l’anno. Ma sin da ora serve forte cooperazione tra Stato e Regioni. E un coordinamento nazionale affidato però ad un’Anpal commissariata (l’Agenzia nazionale per le politiche attive) e da ieri ufficialmente svuotata, con la nuova direzione generale delle politiche attive ricreata all’interno del ministero del Lavoro e che gestirà anche i fondi europei.

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