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In apertura lo spread tocca quota 347, poi inizia la discesa

di Laura Serafini

È stata un'altra giornata sull'ottovolante per lo spread, il divario tra il rendimento dei Bund tedeschi e quello dei Btp decennali, che è il termometro del tasso di rischio della Repubblica italiana. La giornata è iniziata decisamente male: il mercato ha ricominciato a spingere al ribasso, partendo dalla soglia record di 300 punti base raggiunta lunedì sera come fosse un trampolino di lancio. Poco dopo le 9 di mattina lo spread già viaggiava sui 330 punti, con un rendimento del 5,9 per cento. Attorno alle 10,20 il picco da far tremare i polsi: 347 punti base, il record dal 1997, portando il rendimento oltre la soglia del 6 per cento che fino a qualche giorno fa era appannaggio della Spagna. Ieri anche i Bonos decennali spagnoli hanno continuato a soffrire, raggiungendo lo spread record sui Bund di 360 punti base con un rendimento del 6,23 per cento. Ma a riprova che anche altri Paesi non periferici dell'Europa cominciano a sentire l'effetto contagio va registrata la continua crescita dello spread dei titoli francesi, salito a 74 punti base in pochi giorni, contro 38-40 della scorsa settimana. Certo fa sorridere rispetto ai 100 punti base presi dall'Italia in soli 4 giorni (244 punti lo spread venerdì scorso).

La mattinata era partita male anche per la Borsa e per i titoli bancari: l'indice Ftse Mib di piazza Affari è arrivato a cedere il 4,4%, titoli come Unicredit sono andati giù del 7 per cento. Poi, attorno alle 10,30 del mattino, la svolta che ha fatto chiudere la giornata con un po' di speranza. Ma niente illusioni: per l'Italia è solo la fine di un altro round. Secondo i rumors a innescare il riscatto degli spread sarebbe stato l'intervento – non confermato – della Bce e di banche centrali asiatiche tornate a comprare sul mercato secondario titoli di Stato europei. Secondo altri hanno pesato anche la frase rassicurante del ministro per l'Economia, Giulio Tremonti, che da Bruxelles ha fatto sapere che stava rientrando in Italia «per chiudere il bilancio dello Stato». E la dichiarazione del presidente del Senato, Renato Schifani, sulla volontà dei capigruppo di approvare la manovra a Palazzo Madama domani. Ma soprattutto l'esito dell'asta dei Bot che, pur registrando rendimenti elevati e una domanda apprezzabile ma non certo forte, è comunque andata a buon fine: i mercati – dove qualcuno era arrivato a temere persino che l'asta andasse deserta – hanno ripreso fiducia e il clima è cambiato. La Borsa è tornata positiva, i titoli bancari hanno segnato un rimbalzo, e lo spread si è richiuso progressivamente nel pomeriggio fino a scendere a quota 290. Una soglia che, però, resta ancora troppo vicina a 300 punti.

La tempesta di questi giorni sta lasciando il segno anche sul mercato dei corporate bond nazionali: le grandi aziende italiane erano appena tornate sul mercato, dopo un anno di assenza, una settimana fa. Enel e Fiat avevano colto una finestra che si era miracolosamente aperta il 5 luglio e che difficilmente si riaprirà a breve. Tanto per dare un'idea di cosa sta accadendo basta prendere a riferimento l'andamento dello spread dei bond Enel, uno a 6 anni e l'altro a 10 anni a tasso fisso, sul mercato secondario. La tranche al 2017 era stata collocata a 128 punti base sul midswap: ieri lo spread era salito a 190, con un differenziale di 62 punti; la tranche decennale è passata da 167 a 237 punti, con un aumento di 70 punti. Il cds quinquennale di Enel è passato da 130 punti il giorno del collocamento a 230 punti di ieri. Gli operatori sono concordi nel sostenere che da venerdì il mercato dei corporate bond italiani è praticamente illiquido: quasi nessuno compra, per cui pochi riescono a vendere e i prezzi registrati sono dunque da prendere con le pinze. Ma fanno comunque effetto. Nel caso del bond Fiat gli spread si sono allargati di 90-95 punti base. Se invece si guarda al bond quinquennale della francese Vivendi, collocata in quegli stessi giorni, lo spread è addirittura sceso da 95 a 87 punti base.

 

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