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«In agosto partono le gare Expo»

di Attilio Geroni

Expo 2015 al giro di boa? Giuseppe Sala, manager, amministratore delegato della società di gestione dell'evento internazionale, ne è convinto. Soprattutto dopo la firma (si veda l'articolo a fianco) dell'Accordo di programma, che formalizza il conferimento dei terreni alla newco Arexpo: «Una questione, quella dei terreni – ammette Sala in questa intervista al Sole 24 Ore – che in passato ha dato qualche mal di pancia ai funzionari del Bie, ma la cui soluzione ci permette di passare finalmente alla fase operativa». Ed è fatta di numeri inediti – date e impegni finanziari – questa fase che prenderà il via in agosto, più o meno in linea con i tempi sollecitati dal segretario generale del Bureau International des Exposition, Vicente Loscertales. Aveva chiesto entro luglio, in tono più o meno perentorio, quand'era venuto in visita nei giorni scorsi a Milano, per l'avvio delle prime gare. Stavolta ci siamo, giorno più giorno meno: il "d-day" per il passaggio dalla fase di una gestazione faticosa a quella dell'operatività è stato fissato. E non solo quello.

Dottor Sala, la suspence eterna sui terreni è finita, almeno quella. Siete pronti a partire con le gare, come richiesto dal Bie?

Siglato l'Accordo di programma entriamo nel vivo della fase operativa di Expo 2015. Da qui a fine anno abbiamo preparato tre momenti fondamentali. Il primo è fissato per il 5 agosto, giorno in cui, ufficialmente, pubblicheremo la prima gara, quella sulle interferenze, per un valore complessivo di 91 milioni. Pensiamo che l'assegnazione possa arrivare ai primi di ottobre. Dopodiché, il 25 dello stesso mese, in concomitanza con l'International Participant Meeting che si terrà a Milano con i Paesi aderenti all'Expo, organizzeremo una cerimonia simbolica di posa della prima pietra. Quel giorno daremo formalmente il via ai lavori di Expo 2015. Terzo momento importante, entro la fine di novembre, quando lanceremo la seconda gara, da 310 milioni. È la gara per la realizzazione della piastra, di tutto ciò che riguarda i lavori di superficie e i servizi collegati, quindi sistemi energetici e tecnologici, per preparare la piattaforma sulla quale poggeranno le strutture.

Il calendario è impegnativo e soprattutto in passato si è spesso avuta l'impressione di un certo affanno nel rispettare i tempi. Cosa la porta a dire, oggi, che Expo 2015 rispetterà i tempi?

Prima di tutto il nostro piano di lavoro, tarato per farci arrivare all'Expo nei tempi giusti. Poi il fatto che gran parte delle architetture che vedremo saranno architetture leggere: molte opere, una volta chiuso l'evento, saranno smontate. L'aspetto più complesso è nella preparazione della base, della cosiddetta piastra, ma anche lì non dobbiamo pensare a opere mastodontiche da un punto di vista infrastrutturale.

D'accordo, però a Parigi, quelli del Bie, da quando hanno a che fare col "sistema Italia" per Expo 2015 sono molto meno tranquilli di quanto non fossero quando l'interlocutore era l'Expo di Shanghai…

Ammetto che al Bie, dove hanno sempre approvato il nostro progetto, possano aver avuto qualche nervosismo e mal di pancia per la questione dei terreni, ma con l'Accordo di programma lo abbiamo risolto e lo stesso Loscertales l'ha ritenuta una soluzione ottimale. Del resto, come hanno avuto modo di ricordare i nostri soci, il forte richiamo che abbiamo avuto il 14 giugno dallo stesso Bie, per dire che bisognava partire, è stato utile a tutti e ci ha dato lo stimolo per stringere i tempi. Spesso il senso d'urgenza fa correre insieme…

A proposito di corsa insieme, ritiene che anche la giunta Pisapia correrà con voi?

Non è stato facile quello che Pisapia ha dovuto fare, poiché in tempi brevissimi ha dovuto analizzare e prendere una decisone su una realtà molto complessa, sposando l'indirizzo proposto con forza dal presidente Formigoni. Dal mio punto di vista devo ringraziarlo per il fatto che con estrema rapidità, anche degli uffici tecnici, si è arrivati a condividere un percorso.

Grande, invece, mi sembra la confusione sui commissari dell'Expo. Davvero ce n'è bisogno di due? Non c'è il rischio di duplicare funzioni e costi?

C'è molta confusione, appunto, ma non bisogna pensare che vi siano due strutture quando parliamo di commissario generale e commissario straordinario. Il primo, dotato in realtà di una struttura leggera, è un ruolo previsto dalle regole del Bie. È una figura di natura prefettizia, di solito un ex diplomatico che può risolvere eventuali controversie nate tra un Paese e la società di gestione dell'Expo, senza dover ricorrere alla giustizia ordinaria italiana. Lo stesso potrà avere un ruolo importante di accoglienza delle delegazioni nonché poteri amministrativi in termini di autorizzazioni e firme varie. Il segretario generale Loscertales ha chiesto una nomina rapida e questo avverrà entro l'anno.

E il Commissario straordinario, proprio non se ne può fare a meno?

È una figura profondamente diversa, istituita con una legge del Governo italiano. Dovrebbe occuparsi fondamentalmente solo di una cosa e cioè degli aspetti infrastrutturali. Non deve far altro, ha quindi dei poteri che vengono esercitati per eccezione. Diciamo che questa figura serve più adesso rispetto a quanto aveva già fatto Letizia Moratti perché entriamo in una fase calda, veramente operativa. Il Bie su questo punto è stato chiaro: non è interessato al commissario straordinario, che però attiene alla complessità italiana. Io sono invece favorevole al fatto che ci sia qualcuno con poteri straordinari, gli stessi che erano stati conferiti alla Moratti. Quindi nessun duplex, come è stato scritto, ma due figure diverse con competenze e ambiti d'azione diverse.

Se è partita la fase operativa, allora c'è speranza che Expo 2015 possa dare una mano alla crescita economica? Può dirmi in merito qualcosa di diverso dallo studio della Bocconi sull'impatto macro?

In un momento di difficoltà economica come quello attuale, una cosa di certo farà l'Expo. Ci sarà del lavoro che dipenderà dalla necessità di preparare l'area dove si svolgerà l'evento. Ciò significa investimenti strutturali, investimenti nei servizi vari, dalla sicurezza all'informatica, alla pulizia alla logistica. Sto parlando di quello che direttamente dipende dall'Expo e la cifra, inedita, è di lavori complessivi per 2 miliardi di euro. A questa somma bisogna poi aggiungere quella che metteranno i Paesi partecipanti e che, fatte le debite proporzioni, dovrebbero aggirarsi sui 500 milioni di euro. In tutto fanno 2 miliardi e mezzo di risorse mobilizzate direttamente da Expo. Poi, ovviamente, ci saranno quelle legate all'indotto, nei servizi turistici e alberghieri. A settembre avvieremo un lavoro con le Camere di Commercio e alcune università per avere una valutazione affidabile dell'impatto delle attività indirette e saremo presto in grado di dare cifre realistiche.

 

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