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In 65mila senza lavoro e pensione

di Davide Colombo e Marco Rogari

ROMA
«Circa 65mila persone complessivamente interessate». La ricognizione tecnica conclusa ieri dal ministero del Lavoro con i contributi della Ragioneria generale dello Stato e dell'Inps conferma la platea degli «esodati» ipotizzata dal Governo al momento del varo della riforma delle pensioni: 55mila lavoratori, ai quali si sono poi aggiunti altri 10mila per effetto delle modifiche successivamente introdotte con il milleproroghe. Si tratta, nella sostanza, dei lavoratori che si trovano attualmente con un ammortizzatore sociale aperto (in gran parte la mobilità collettiva) e che matureranno i requisiti per la pensione nei prossimi 24 mesi. Per garantire a questa platea il pensionamento con i vecchi requisiti, conferma una nota diffusa ieri dal ministero del Lavoro, non saranno necessarie nuove risorse essendo adeguata la copertura prevista nella stessa legge (214/2011): 240 milioni per il 2013, 630 milioni per il 2014, 1 miliardo e 40 milioni milioni per il 2015, 1,2 miliardi per il 2016, un miliardo per il 2017, 610 milioni per il 2018 e 300 milioni per il 2019.
«L'importo finanziario individuato dalla riforma delle pensioni, attuata col decreto Salva Italia, è adeguato – prosegue la nota – a corrispondere a tutte le esigenze senza dover ricorrere a risorse aggiuntive». Allo stesso tempo il ministro Elsa Fornero conferma che sta valutando «per specifiche situazioni» l'ipotesi di un intervento normativo per trovare «soluzioni che consentano ai lavoratori interessati da accordi collettivi stipulati in sede governativa entro il 2011, comunque beneficiari di ammortizzatori sociali finalizzati all'accompagnamento verso la pensione, di accedervi secondo le previgenti regole».
Il comunicato del Lavoro, che arriva alla vigilia della manifestazione unitaria indetta dai sindacati per incalzare il Governo sul caso «esodati», non concede nulla di più, neppure un disaggregato delle platee che in prospettiva potrebbero trovarsi con una scopertura per fine sussidio e (non ancora) maturata pensione. In pratica dopo questa nota l'attesa è che venga varato in tempi brevi (non più entro il 30 giugno) il decreto interministeriale Lavoro-Economia che fissa criteri e priorità per il pensionamento dei lavoratori attualmente in mobilità o che hanno aderito a un fondo di solidarietà. Poi, in un secondo momento (forse anche verso la fine dell'anno in vista della confezione della Legge di Stabilità), verrà adottato un nuovo intervento normativo per garantire l'accesso alla pensione con i vecchi requisiti a chi si troverà a transitare dalla cassa integrazione straordinaria o speciale alla mobilità il prossimo anno. Dietro il riferimento a «specifiche situazioni» è facile immaginare casi come quello dei lavoratori ex Fiat di Termini Imerese, che certamente non matureranno nei prossimi due anni i requisiti per la pensione.
Quanti saranno questi lavoratori e quanto servirà per finanziarne il pensionamento con i vecchi requisiti (pre-riforma Fornero)? Probabilmente non sono lontane dalla realtà le cifre di massima date solo due giorni fa in Parlamento dal direttore generale dell'Inps, Mauro Nori: nei prossimi 4 anni, tra esodati (coloro che hanno sottoscritto accordi individuali di esodo), lavoratori in mobilità e inseriti in fondi di solidarietà, più altre situazioni di minore consistenza numerica si arriva a 130mila unità. Cui andranno aggiunti i titolari di prosecuzione volontaria che in assoluto sarebbero 1,4 milioni, ma per i quali la garanzia al transito verso la pensione anticipata sarà molto selettiva.
Per quanto riguarda le copertura, come detto, bisognerà aspettare le scelte del Governo, ma è bene ricordare che la riforma Fornero già contiene una clausola di salvaguardia pronta a scattare nel caso non si trovassero risorse aggiuntive per il pensionamento dei lavoratori che hanno stipulato accordi individuali: un aumento delle aliquote contributive minori a carico delle imprese.

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