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Imu terreni verso la proroga

Ancora un pasticcio sul fisco locale. A cui il governo dovrà mettere una pezza in tempi stretti. Dopo le mille incertezze che hanno caratterizzato l’acconto Tasi di ottobre, questa volta l’ennesima grana per i contribuenti e i professionisti riguarda l’Imu sui terreni montani e arriva a pochi giorni dalla scadenza del saldo (16 dicembre).

Sul banco degli imputati c’è il decreto del Mef (anticipato da ItaliaOggi il 19 novembre) che ha limitato l’esenzione totale dall’Imu ai soli terreni ubicati nei comuni con altitudine superiore ai 600 metri (sono in totale 1.578 municipi), mentre negli enti da 281 a 600 metri slm (2.568 centri) ne potranno godere solo i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali. Nei restanti 4.000 comuni non ci sarà alcuna chance di evitare l’appuntamento con l’Imu di dicembre. I sindaci, però, non fanno salti di gioia per questo inatteso surplus di entrate perché (secondo una prassi ormai consolidata nella finanza locale), in attesa di incassare realmente le compensazioni, il Mef ha decurtato subito il Fondo di solidarietà comunale di 350 milioni, lasciando ai primi cittadini l’ingrato compito di recuperare l’Imu agricola in meno di due settimane. Ecco perché dall’Anci è arrivata ufficialmente ieri la richiesta di uno slittamento del pagamento al 2015. «Per le criticità derivanti ai contribuenti e per le gravi ripercussioni sui comuni interessati». L’associazione guidata da Piero Fassino lamenta anche errori nelle tabelle di riparto dei tagli e fa notare come gli importi decurtati siano stati calcolati, oltre che con grave ritardo, sulla base di criteri «quanto mai incerti». Per esempio, osserva l’Anci, «la scelta dell’altimetria del centro abitato quale unico criterio di distinzione penalizza gravemente i terreni montani di molti comuni caratterizzati da rilevanti dislivelli». Tutto questo provoca «effetti insostenibili» sia sui possessori dei terreni che fino ad ora non avevano mai pagato l’Imu sia sui bilanci dei municipi costretti a recuperare i tagli al Fondo di solidarietà in tempi strettissimi e senza la possibilità di informare adeguatamente i contribuenti non più esenti.

Il problema riguarda circa 4.300 comuni in cui risiedono 28 milioni di abitanti. Per 700 municipi i nuovi tagli supererebbero la soglia del 5% delle entrate.

Del pasticcio sull’Imu agricola il governo riferirà oggi in commissione finanze della camera. A interrogare l’esecutivo il deputato leghista Guido Guidesi. Le osservazioni sono le stesse dell’Anci: la retroattività della pretesa fiscale, il taglio al fondo di solidarietà dei comuni montani, i dubbi sul conteggio delle aree boschive, da sempre esentate e il rischio che «l’ennesimo balzello voluto dal governo decreti la condanna allo spopolamento di molte aree montane già disagiate». Tutte ragioni che, secondo il Carroccio, militano a favore di una proroga.

Mentre 100 deputati del Pd hanno firmato una lettera indirizzata al presidente del consiglio Matteo Renzi e al ministro dell’economia Pier Carlo Padoan per chiedere un rinvio della rata.

Il governo, dal canto suo, non si sbilancia a favore dello slittamento, ma è al lavoro per trovare una soluzione. Il rassicurante annuncio è arrivato su twitter dal sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta che ha ipotizzato l’arrivo di un decreto ad hoc o di un emendamento alla legge di stabilità, senza però parlare espressamente di proroga.

Alla richiesta di un rinvio si associano anche i professionisti che non ci stanno a recitare la solita parte di «risolutori last minute» dei pasticci del governo.

In una nota, l’Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, punta il dito contro il ritardo nell’emanazione del decreto che doveva arrivare entro 90 giorni dalla legge di conversione del dl 66/2014 (e quindi entro il 22 settembre) e invece non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ancorché il testo sia consultabile sul sito del Mef.

«Il percorso che ha condotto all’emanazione, last minute, del provvedimento Imu, è palesemente in antitesi con qualsiasi ipotesi di collaborazione e buona fede» tra amministrazione finanziaria e contribuente. «Cosa sarà mai», si chiedono con una punta di ironia i giovani commercialisti, «comunicare, a ridosso del pagamento, a proprietari di terreni che non hanno mai versato né Ici né Imu che le regole sono cambiate otto mesi fa, ma le istruzioni sono dell’ultim’ora»? Anche secondo l’Ungdcec dunque la proroga rappresenta una decisione obbligata e lo slittamento dovrebbe essere di almeno 60 giorni per rispettare l’art. 3 dello Statuto del contribuente.

Dichiarazione Imu-Tasi enti non commerciali. Come se non bastasse, a complicare ulteriormente la vita ai professionisti, è arrivata un’interpretazione del Mef in materia di dichiarazione Imu-Tasi degli enti non commerciali che sta mandando in tilt soprattutto le software house. Nelle recenti faq sulla compilazione della dichiarazione, il Mef ha sostenuto che, qualora l’ente non commerciale possieda immobili totalmente imponibili, la dichiarazione dovrebbe essere presentata oltre che per via telematica anche in formato cartaceo. Si tratta di un’interpretazione che, oltre a essere tardiva, «non è supportata dalla norma e dalle istruzioni al modello». In vista del prossimo versamento del 16 dicembre, le case produttrici di software chiedono dunque al governo di intervenire, visto che «non sussistono i tempi tecnici per apportare eventuali modifiche» ai programmi.

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