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Imu-Tasi, incassati già 10,2 miliardi

L’acconto di Imu e Tasi pagato il 16 giugno scorso vale 10,2 miliardi di euro, cioè 300 milioni in più dei 9,9 miliardi raccolti dalla sola Imu “in formula piena” nel 2012. Due anni fa, però, l’Imu si pagò subito in tutti i Comuni, mentre la Tasi è ancora una cenerentola del gettito, perché solo 2.178 Comuni hanno deliberato in tempo per la prima rata di giugno, e anche l’Imu si deve ancora stabilizzare perché gli acconti sono stati basati sulle aliquote dell’anno scorso, mentre i nuovi parametri entreranno in gioco nei versamenti di dicembre.
Si può riassumere così il confronto statistico fra l’Imu del 2012 (quella del 2013 è viziata dall’abolizione dell’imposta sull’abitazione principale) e la Iuc del 2014, diffuso ieri dal dipartimento Finanze. Anche se in termini di gettito vale ancora poco, il nodo politico è naturalmente rappresentato dalla Tasi e, in particolare, dal suo peso sull’abitazione principale, ma qui il confronto dice ancora poco.
Le tabelle offrono un primo dato, in base al quale i proprietari di abitazioni principali dei 2.178 Comuni con le delibere pubblicate in tempo si sono visti chiedere un’imposta totale (Tasi più Imu residua sulle abitazioni «di lusso») da 1,16 miliardi, cioè il 29,3% in meno rispetto agli 1,64 miliardi chiesti dall’Imu nel 2012 negli stessi Comuni. La flessione, però, dipende prima di tutto dal numero dei paganti, scesi dai 7,1 milioni del 2012 ai 5,8 di quest’anno. A cambiare la platea sono intervenuti infatti molti fattori: anche nei Comuni che hanno deciso in tempo per il versamento del 16 giugno, infatti, le scadenze fissate per il pagamento sono state le più disparate (a Bologna, per esempio, i termini scadevano ieri, a Bari la delibera ha rimandato tutto al 16 dicembre, e così via), e alla fine il polverone è stato tale da spingere lo stesso Governo a stoppare di fatto sanzioni e interessi per i ritardatari.
Qualche riflessione in più, allora, si può condurre guardando alla distribuzione dei contribuenti per fasce di versamento, e agli importi pagati pro capite. Prima di tutto, come previsto, si è molto assottigliata la fascia dei proprietari chiamati a versare importi alti, perché sulle case di valore catastale più elevato la Tasi è sempre assai più leggera dell’Imu: nel 2012 il 12,3% dei proprietari, cioè quelli che abitano nelle case considerate dal Fisco più pregiate, avevano versato oltre 450 euro, mentre la stessa sorte è toccata solo al 7,7% dei contribuenti Tasi.
Si sono infittite, invece, le fasce di versamento più basso, e naturalmente gli importi pro capite non cambiano rispetto al 2012. In particolare cresce la quota di chi ha versato fra 50 e 150 euro anche perché, come ricorda lo stesso documento ministeriale, l’Imu aveva una detrazione fissa da 200 euro (che esentava in automatico 5 milioni di case) mentre la Tasi ha sconti opzionali e lasciati ai Comuni.
Che succederà, quindi? Di fronte a questa domanda, lo stesso ministero si ferma, spiegando che «il gettito Tasi potrebbe aumentare se i quasi 6mila Comuni che non hanno provveduto entro il 23 maggio stabilissero aliquote superiori all’1 per mille». A Roma e Milano, per citare i due Comuni maggiori che ancora mancano al censimento ministeriale, e che da soli abbracciano un decimo dei contribuenti italiani, l’aliquota già decisa è quella massima del 2,5 per mille, temperata da detrazioni che però non riguarderanno tutti i contribuenti. In questi e in altri casi i soldi per le detrazioni arriveranno dalla super-aliquota applicata agli altri immobili, che quindi vedranno crescere il conto rispetto alla vecchia Imu: su questo fronte, nel parziale censimento effettuato dal ministero, per ora i gettiti si equivalgono rispetto al 2012.

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