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Imu sui terreni, coro di proteste

Non ha ancora trovato la strada per la Gazzetta Ufficiale, ma il decreto che trasforma in “pianeggianti” i terreni ex montani in migliaia di Comuni e impone in extremis ai loro proprietari di pagare l’Imu retroattiva su tutto il 2014 è comparso sul sito internet del dipartimento Finanze. E ha fatto arrabbiare tutti.
Il primo problema è il calendario. Le nuove regole portano nel raggio d’azione dell’Imu tutti i terreni nei Comuni con «altitudine al centro» fino a 280 metri, mentre quando l’altitudine è fra 281 e 600 metri impongono il pagamento quando il proprietario non è un coltivatore diretto o un imprenditore agricolo professionale e lasciano l’esenzione totale solo da 601 metri in su. In pratica (si veda il Sole 24 Ore del 19 novembre) sono 1.946 i Comuni che perdono l’esenzione totale in vigore fino a oggi, e in 2.568 enti eviteranno l’Imu solo gli agricoltori professionali. I proprietari interessati, «qualche milione» secondo l’associazione nazionale dei produttori di software gestionale e fiscale Assosoftware, dovrebbero in pochi giorni calcolare la nuova imposta e pagarla entro il 16 dicembre, data in cui scadono i termini per il saldo Imu-Tasi degli altri immobili. A prevedere il cambio di regole, in realtà, è stato il decreto di aprile sul «bonus Irpef» (articolo 22 del Dl 66/2014), che resuscitando una norma inattuata del 2012 ha previsto di raccogliere 350 milioni di euro in più dai terreni agricoli, ma il decreto attuativo (in programma entro il 22 settembre)?è stato latitante per mesi prima di spuntare solo a ridosso della scadenza.
Gli unici a non sollevarsi per ora sono proprio i contribuenti, anche perché i terreni interessati sono esenti da sempre e quindi molti devono ancora accorgersi della novità, ma nel novero delle reazioni non manca nessun altro. Il presidente di Assosoftware Bonfiglio Mariotti fa sapere che «è materialmente impossibile acquisire in pochi giorni i dati di qualche milione di agricoltori che non sono mai stati coinvolti nel pagamento di questa tassa:?bisogna rileggere le delibere dei Comuni interessati, si devono modificare i software di calcolo e le procedure che consentono il pagamento con F24 e le altre modalità, e non finiremo prima di gennaio». Dal canto loro i professionisti, come spiega il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili Gerardo Longobardi, si apprestano «all’ennesimo tour de force con l’acqua alla gola, con l’aggravante di un’attività che andrà svolta “a mano” perché mancano i supporti», ma chiedono che questo sia «l’ultimo episodio di un annus horribilis per la fiscalità immobiliare», e che le nuove riforme annunciate «mettano a disposizione dei commercialisti un calendario che permetta di svolgere in modo dignitoso l’attività».
Preoccupatissimi sono poi i Comuni, che nei giorni scorsi avevano chiesto il rinvio della “riforma” e ora si vedono tagliare i fondi di 350 milioni, perché dovrebbero recuperarli dai contribuenti. I?sindaci dell’Anci Sardegna hanno annunciato di voler impugnare il decreto e arrivare fino in Corte costituzionale, attraverso le Regioni, e da Milano il consiglio regionale della Lombardia ha votato una mozione per far chiedere alla Giunta il rinvio del decreto. Sulla stessa linea gli amministratori di tutt’Italia, con l’eccezione della Provincia di Bolzano dove si applica l’«Imi», versione altoatesina dell’Imu, e quindi il decreto non ha effetto. Sulle barricate (un po’ in ritardo) sale anche la politica. Massimo Fiorio, vicepresidente della Commissione agricoltura e deputato Pd, chiede di ritirare il decreto perché è «incostituzionale», Nunzia De Girolamo, ex ministro e presidente dei deputati Ncd, annuncia battaglia in Senato mente Lega (Paolo Arrigoni)?e Forza Italia (Paolo Russo) denunciano la «vessazione» per l’agricoltura.

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