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Imu, spariti 5 mld di euro

Per ogni 4 euro di Imu teorica, i comuni italiani ne perdono 1. Il conto finale è di oltre 5 miliardi di euro, pari al 26,9% del totale che sarebbe incassabile in ipotesi di perfetta fedeltà fiscale. La percentuale, riferita al 2015, è in diminuzione rispetto al 27,3% del 2014, ma resta comunque significativa per le casse degli enti locali, con punte che spaziano dal 12,9% della Valle d’Aosta al 41,5% della Calabria. È quanto emerge dalla relazione sull’economia non osservata predisposta dal governo in sede di aggiornamento del Def 2017 (si veda ItaliaOggi del 26 settembre scorso). Lo studio prende in esame il tax gap Imu, vale a dire la differenza tra il gettito «perfetto» dell’imposta municipale e le somme effettivamente riscosse dai municipi. La grandezza è più ampia del concetto di evasione fiscale, in quanto contempla pure gli errori dichiarativi commessi dai contribuenti e i mancati versamenti, ossia le imposte denunciate ma non pagate. Nel 2015 il tax gap Imu viene stimato in 5,2 miliardi di euro, pari al 26,9% del gettito teorico. La differenza tra la base imponibile teorica e quella effettivamente dichiarata ammonta a 680 miliardi di euro. Una cifra «monstre», come riconosciuto dallo stesso Mef, che tra l’altro non tiene conto delle province autonome di Trento e Bolzano (dove l’Imu è stata sostituita, rispettivamente, dall’Imis e dall’Imi, che hanno una disciplina differente). Le analisi presentate, tuttavia, «impongono cautela nell’interpretazione dei risultati», precisano i tecnici del Mineconomia, alla luce di alcune peculiarità dell’Imu. Per esempio il fatto che la tassazione immobiliare è, per varie ragioni, «maggiormente soggetta a forme fisiologiche di bassa propensione all’adempimento dei contribuenti». Ma non solo. A spiegare la non compliance particolarmente elevata ci sono anche la «mancata percezione da parte dei contribuenti non residenti delle quote di proprietà degli immobili diversi dall’abitazione principale», così come il perdurante disallineamento tra gli archivi catastali e l’effettivo patrimonio immobiliare, le rendite non aggiornate e i «buchi» presenti nelle banche dati che censiscono i fabbricati. A livello territoriale, sono dieci le regioni italiane che presentano una propensione al tax gap Imu più elevata rispetto alla media nazionale del 26,9%. Oltre alla Calabria, le perdite di gettito maggiori in termini percentuali si registrano in Campania (38,4% del gettito teorico), Lazio (35,5%) e Basilicata (34,1%). I valori più bassi, dopo la Valle d’Aosta, sono invece rilevati in Emilia-Romagna (17,8%), Liguria (19%) e Lombardia (21,1%). Da ultimo, il Mef traccia una correlazione tra l’andamento del tax gap e la popolosità delle aree interessate. Più le città sono grandi e più la percentuale sale. In particolare, «il tax gap risulta pari al 14,1% del gettito teorico Imu nei comuni con meno di 500 abitanti e cresce all’aumentare della dimensione demografica dei comuni».

Valerio Stroppa

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