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Imu sospesa fino a settembre Ma il decreto non è pronto

Il decreto che formalizza la sospensione del pagamento della prima rata dell’Imu e il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga sarà approvato dal governo la prossima settimana. Ieri il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha riunito il Consiglio dei ministri, ma non si è andati oltre a un accordo politico di massima sul provvedimento, che sarà finalizzato e tradotto in un testo di legge già domenica (nel corso del conclave a Sarteano), o a metà della prossima settimana, subito dopo il rientro del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, dalle riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin, lunedì e martedì prossimi a Bruxelles.
Slitta a una delle prossime riunioni del governo anche l’approvazione della norma già annunciata da Letta per cancellare lo stipendio da parlamentare ai ministri che sono anche membri di Camera e Senato. E intanto Daniele Cabras viene nominato nuovo capo di Gabinetto dell’Economia al posto di Vincenzo Fortunato.
Il decreto sull’Imu prevede lo slittamento a settembre della prima rata relativa alle sole abitazioni principali. Per le seconde case, come per negozi e capannoni industriali, ha chiarito Saccomanni intervenendo a Otto e mezzo su La7, resta invece la scadenza del 17 giugno. Il tutto in attesa di un ridisegno complessivo della tassazione sulla proprietà immobiliare che «in qualche modo dovrà comunque rimanere» ha detto Saccomanni escludendo l’abolizione tout-court della tassa, senza sbilanciarsi sulla restituzione di quella pagata nel 2012, sebbene lo preveda la risoluzione di maggioranza sul Def (vincolante solo politicamente per il governo).
Il rinvio del decreto alla prossima settimana si sarebbe reso necessario per approfondire alcune questioni tecniche relative ai provvedimenti, ma anche per consentire alla nuova squadra dei tecnici dell’Economia, che prenderanno in mano le redini dei conti pubblici, di assestarsi. «Siamo vicini a un cambio della guardia nei vertici di alcune strutture importanti del ministero» ha detto il ministro, aggiungendo che «nei prossimi giorni dovrò decidere anche sulla conferma del Ragioniere generale dello Stato».
Per quanto riguarda l’Imu bisogna ancora trovare il meccanismo per compensare i Comuni delle mancate entrate di giugno. Poi c’è ancora da capire dove dovranno essere reperite le risorse per rifinanziare la cassa integrazione in deroga, i cui fondi saranno esauriti da fine mese. Il governo ipotizza di mettere sul piatto degli ammortizzatori sociali «una somma considerevole» ha detto Saccomanni, più di un miliardo di euro, utilizzando come copertura una parte dei fondi già stanziati per l’agevolazione fiscale del salario di produttività e parte dei fondi comunitari per le Regioni del Sud che sono poi quelle che assorbono la maggior quantità dei fondi per la cassa integrazione straordinaria.
Per il rinvio dell’Imu, invece, non ci sarebbe bisogno di individuare una nuova copertura in bilancio. Fino al momento della riforma complessiva delle imposte sulla casa, alla quale si sta già lavorando, la rata dell’Imu è solo rinviata e resta dovuta in base alle nuove aliquote decise dai Comuni (che per giunta le stanno aumentando proprio in questi giorni).
«L’intesa politica sulla sospensione dell’Imu c’è. Nessuna divergenza. Si tratta solo di approfondire tutte le modalità di intervento» ha fatto sapere una fonte di Palazzo Chigi. Definito il decreto su Imu e cassa integrazione, il governo passerà subito alla fase due del piano di rilancio della crescita e di sostegno all’economia, sollecitata ieri anche dal presidente della Repubblica, mentre Rete impresa Italia lanciava l’allarme sulla crisi, che rischia di mangiare altri 650 mila posti di lavoro nei servizi: «È necessario rendere compatibile, in un quadro di rinnovata coesione europea, il completamento del processo di risanamento strutturale della finanza pubblica — ha detto Napolitano — con incisive politiche di rilancio della crescita e dell’occupazione». Entro fine giugno l’esecutivo dovrà affrontare il problema dell’Iva, destinata ad aumentare di un punto da luglio. «Il governo vuole evitare l’incremento» ha confermato ieri Saccomanni. Per scongiurarlo del tutto servirebbero in ogni caso 4 miliardi di euro dal 2014, più 2 (una tantum) per quest’anno.
Per reperire le risorse il governo punterà in primo luogo sui tagli di spesa, «riprendendo la spending review» avviata dal governo Monti, ha detto Saccomanni, secondo il quale bisognerà insistere con l’introduzione dei costi standard nella pubblica amministrazione, mettendo «fine ai tagli lineari». Ed evitando «un nuovo aumento delle tasse», ha assicurato il ministro, che ha anche escluso un rischio default per il Paese.

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