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Imu, riduzione discrezionale

Nessun effetto sostitutivo per gli immobili merce. Se però sono destinati alla rivendita e non locati, è possibile una riduzione discrezionale e a tempo, dell’aliquota applicabile. Con la circolare 5E dello scorso 11 marzo (si veda ItaliaOggi del 12/03/2013) sono stati esaminati i rapporti tra l’imposta municipale sperimentale (Imu) e le imposte sui redditi, come l’Ires, l’ Irpef e le addizionali, il tutto in relazione a quanto prescritto dal comma 1, dell’articolo 8 del dlgs 23/2011, inerente al federalismo fiscale. Se dal un lato sono numerose le fattispecie per cui quando l’immobile è assoggettato a imposta municipale fuoriesce dalla tassazione diretta, vi sono altrettanti casi dove l’effetto sostitutivo appena indicato, non esplica i propri effetti. Emblematico è infatti il caso dei terreni destinati all’esercizio delle attività agricole, di cui all’art. 2135 del codice civile, soggetti a tassazione fondiaria, ai sensi dell’articolo 32 del dpr n. 917/1986. Per l’allevamento di animali, infatti, se si sviluppa con mangimi ottenibili per almeno il 25% dal terreno, l’affittuario dichiara il reddito agrario e il proprietario, persona fisica, oltre a versare il tributo municipale, deve anche pagare l’Irpef e le relative addizionali. In questo caso, pur non rendendosi applicabile l’effetto sostitutivo, non riduce, in quanto esente, l’imposizione diretta sull’immobile strumentale agricolo collocato in aree montane. Il tutto solo se rispettoso dei requisiti oggettivi di ruralità, di cui al comma 3-bis, dell’articolo 9 del dl n.557/1993. Si tratta infatti, tra gli altri, dell’ufficio dell’impresa agricola, dell’abitazione concessa in affitto ai dipendenti e degli immobili destinati alla protezione delle piante, alla conservazione dei prodotti agricoli, al ricovero degli animali e all’agriturismo. Posto il principio generale per cui tutti gli immobili esenti dall’Imu scontano le imposte sui redditi, pagano pegno anche i terreni collocati in zone collinari o montane, come delimitati dall’articolo 15 del dlgs n. 984/1977, e quelli destinati ad attività diverse da quelle agricole, come le cave e i parcheggi. Si conferma quindi l’assoggettamento all’imposizione diretta per gli immobili non produttivi di redditi fondiari, di cui all’articolo 43 del Tuir, con l’eccezione di quelli non locati utilizzati in modo promiscuo dal professionista. Pertanto, in tutti quei casi in cui non opera l’effetto sostitutivo, si determina un notevole aggravio del prelievo fiscale. Tra questi, il caso degli immobili locati, degli immobili di soggetti Ires e degli immobili-merce appartenenti alle imprese. Si verifica quindi l’assenza di un regime sostitutivo per gli immobili delle imprese, per i quali l’Imu è sempre dovuta, ai sensi del comma 1, dell’articolo 9 del dlgs n. 23/2011 e sui quali l’imprenditore paga anche le imposte dirette, poiché componente del reddito d’impresa come rimanenza. Per detti ultimi beni quindi, l’unico possibile vantaggio è quello inerente alla riduzione dell’aliquota da parte del comune fino allo 0,38%. Per un periodo superiore a tre anni rispetto all’ultimazione dei lavori, l’aliquota ridotta si rende applicabile però, solo fino a che permane la destinazione alla vendita del fabbricato e a condizione che l’immobile non sia locato.

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