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Imu, rata più pesante per le seconde case

ROMA — «Non avremmo mai voluto inasprire ulteriormente l’imposizione fiscale sui cittadini in questa fase di perdurante recessione: ma non abbiamo scelta»: il grido di allarme del vicesindaco di Ivrea, Enrico Capirone, che qualche giorno fa ha annunciato l’aumento dell’aliquota Imu sulla prima casa al 6 per mille (era al 4,4 nel 2012), al 10,6 per le seconde case e al 9,6 per gli immobili industriali, racconta più di tanti dati quello che sta succedendo nei Comuni italiani alle prese con il rebus della tassa sulla prima casa.

Mentre il governo affronta la riforma, che dovrebbe essere approvata entro il 31 agosto, negli enti locali è corsa al rincaro delle aliquote per il saldo dell’Imu, soprattutto sulla seconda casa, per far quadrare i conti. Dopo la seconda proroga concessa dallo Stato, i Comuni devono varare i bilanci di previsione, e comunicare le nuove aliquote, entro il 30 settembre: ma lo fanno nella totale incertezza, e con il rischio che le decisioni prese oggi, sulla spinta della paura di finire con i conti in rosso, vengano rinnegate o stravolte dalle scelte assunte dal ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, insieme ai capigruppo di maggioranza. La cabina di regia di giovedì scorso ha avuto soprattutto il compito di rasserenare gli animi: ma oggi si riunirà il tavolo al ministero tra i tecnici e i rappresentanti dei partiti che dovrebbe affrontare il nodo di quei 4 miliardi necessari a cancellare del tutto l’imposta sulla prima casa, come vuole il Pdl. Mentre il Pd non ha mai nascosto di propendere per una rimodulazione della tassa, in modo da far pagare solo il 15% dei proprietari. E intanto circola sempre più insistente la voce secondo cui il governo potrebbe far passare il 2013 indenne per i proprietari, sospendendo anche la seconda rata, che va pagata entro il 16 dicembre.

Ma intanto i sindaci sono costretti a decidere quanto far pagare: non solo sulle prime case, nel caso rimanga una forma di imposta, ma anche su tutti gli altri immobili. L’unica arma che hanno a disposizione è appunto quella di aumentare, se non l’hanno già fatto in vista della prima rata, le aliquote: fino a due punti per mille (partendo dalla base del 4 per mille) sulla prima casa e fino a tre punti (partendo dal 7,6 per mille) sulla seconda. E si preannunciano stangate.

Non c’è solo Marco Doria, il primo cittadino di Genova che per compensare tagli di entrate per 80 milioni di euro ha annunciato l’aumento dell’aliquota dal 5 al 5,8 per mille sulla prima casa. A Reggio Emilia è stato deciso di portare l’Imu sull’abitazione principale al 5 per mille, e quella sulla seconda al 10,6: il massimo possibile. A Traversetolo (Parma) il consiglio comunale ha deciso un aumento dell’aliquota dal 9,6 per mille al 10,6 per gli immobili generici: «Al fine di incentivare gli affitti», ha detto il sindaco per arginare le critiche dell’opposizione. Per far fronte al taglio di quasi 40 milioni dallo Stato, Prato si appresta a ritoccare le imposte su seconde case e capannoni: un incremento dal 7,6 per mille al 9,4 porterebbe nelle casse 11 milioni. «Nella fase post terremoto è particolarmente importante per Guastalla (Reggio Emilia) il recupero del suo patrimonio», ha detto il sindaco Giorgio Benaglia, cercando di addolcire la pillola dell’aumento dell’Imu sulla seconda casa che passa dall’8,6 al 9 per mille. Anche il Comune di Montegaldella (Vicenza) ha scelto di colpire le seconde case, passando dal 9 per mille al 9,7, dopo aver valutato le circostanze avverse che hanno reso «indefettibile un’attenta programmazione finanziaria». Così come Colosimi (Cosenza), che avendo già l’aliquota base sugli immobili generici al 9,6, l’ha portata al 10,6 per mille. «Bilancio imposto dallo Stato, presentarlo è avvilente», ha tuonato il sindaco di Calco (Lecco) Gilberto Fumagalli nell’illustrare la manovra che prevede l’aumento dell’aliquota Imu sulle seconde case dall’ 8,6 al 9,6 per mille. Gli fa eco il primo cittadino di Cascina (Pisa): «Quest’anno mancheranno oltre 800 mila euro», e allora scatta il rincaro dell’aliquota ordinaria, che grava su seconde case e immobili sfitti, al 10,6 per mille dal 9,6 dell’anno scorso. Non hanno potuto evitare l’aumento sulle seconde case anche Modica (Ragusa), che ha portato l’aliquota al 10 per mille, e Ravenna, che l’ha fatta salire al 10,6. A Senigallia (Ancona), per chiudere un «bilancio in equilibrio», si è scelto di portare l’aliquota sulla prima casa al sei per mille, salvando però le imprese che chiudono una dopo l’altra. «È stata una sfida complicata» approvare il bilancio di previsione per Cerveteri (Roma), dove le seconde case pagheranno non più il 9 per mille ma il 10,6. Come a Cesenatico, dove il sindaco Roberto Buda, nell’aumentare l’aliquota dal 10 al 10,6 per mille, ha chiosato: «Sono tempi duri. È inutile nasconderlo » .

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