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Imu: prima rata, versamento al buio

di Luigi Lovecchio

L'Imu è ancora un cantiere aperto. Se è vero che il pacchetto di modifiche proposte all'interno del decreto sulle semplificazioni fiscali non ha trovato posto nel testo definitivo è tuttavia possibile che alcune di esse vengano riprese in sede di legge di conversione.

Almeno due modifiche sembrano indispensabili. La più urgente riguarda le modalità di calcolo del versamento in scadenza al 18 giugno prossimo.

Considerato che i Comuni hanno tempo sino al 30 giugno per deliberare le aliquote e le detrazioni dell'imposta municipale, è evidente che i contribuenti e ancor più gli intermediari professionali (Caf e professionisti) non hanno il tempo materiale per conoscere le decisioni locali. Il pagamento della prima rata quindi difficilmente potrà tener conto di quanto deliberato per il 2012. La soluzione è semplice e consiste nello stabilire in via legislativa che l'acconto sia versato adottando le aliquote di base e la detrazione di 200 euro. In pratica questo significa che i cittadini dovranno applicare le misure del 4 per mille per l'abitazione principale e del 7,6 per mille per gli altri immobili.

Il conguaglio con quanto deliberato dall'ente locale sarà effettuato in sede di saldo di dicembre. Sarebbe peraltro opportuno che tale modalità di conteggio sia resa facoltativa e non obbligatoria. In questo modo, il contribuente che già conosce il contenuto della delibera potrà tenerne conto da subito, senza attendere il saldo.

L'altra modifica che si impone riguarda la dichiarazione Imu. Sebbene la disciplina di riferimento preveda l'approvazione del modello di dichiarazione con decreto delle Finanze, la norma ha dimenticato di stabilire il termine di presentazione. La lacuna non può essere colmata attraverso previsioni regolamentari, poiché l'eventuale violazione della relativa clausola non potrebbe essere sanzionata, in virtù del principio di legalità delle sanzioni. Tale principio richiede che l'illecito consista nella violazione di una disposizione di legge, e non di regolamento.

Non è chiaro, inoltre, se per il primo anno di applicazione dell'imposta comunale l'obbligo della denuncia sarà generalizzato oppure se si potrà tener conto di quanto già dichiarato ai fini Ici. A stretto rigore, considerato che l'Imu è un tributo formalmente nuovo, la denuncia dovrebbe essere presentata da tutti gli interessati.

A ciò si aggiunga l'esigenza di controllare il corretto pagamento della quota di imposta erariale, che ha regole in parte autonome rispetto al tributo propriamente municipale. In ogni caso, appare necessario ribadire che le informazioni già a disposizione dei Comuni attraverso il sistema di interscambio dei dati catastali non devono essere dichiarate dai contribuenti. Pertanto, le compravendite immobiliari che transitano attraverso il Mui (modello unico informatico), utilizzato da tempo dai notai, non dovrebbero essere oggetto comunicazione. Ma alcune informazioni potranno essere acquisite solo per mezzo della dichiarazione di parte. Si pensi alle situazioni di esenzione oppure al valore delle aree edificabili o ancora al costo contabile dei fabbricati di categoria D, posseduti da imprese e non censiti.

Non è chiaro, poi, se gli immobili esenti debbano o meno scontare l'Irpef sui redditi fondiari. È il caso, per esempio, dei fabbricati iscritti in categoria catastale E. In assenza di precisazioni, la risposta dovrebbe essere negativa, poiché il fatto che un immobile sia esente da Imu non è previsto come condizione che rende inapplicabile l'esonero dalle imposte dirette.

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