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Imu piena per le fondazioni bancarie

I dossier Imu e Cdp hanno posto nelle ultime ore le Fondazioni bancarie al centro del tour de force parlamentare attorno agli ultimi decreti strategici varati dal governo. Un emendamento approvato congiuntamente dalle commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato al decreto enti locali (“costi della politica”) ha tolto ieri mattina agli enti l’esenzione Imu prevista per le organizzazioni no-profit. In serata, invece, nella stretta per la conversione del decreto sviluppo, sui tavoli della Commissione Industria di Palazzo Madama è comparsa la bozza di un emendamento più rilevante per la gran parte delle Fondazioni: risolutivo, negli obiettivi, dello stallo sull’assetto di controllo della Cassa Depositi e Prestiti.
Da ieri le Fondazioni vanno comunque incontro a un pur limitato aggravio Imu dopo il successo dell’iniziativa di due senatori dell’Idv: Elio Lannutti e Alfonso Mascitelli. Un loro emendamento ha stabilito che le Fondazioni pagheranno un’Imu piena, non applicandosi più l’agevolazione prevista per i soggetti del terzo settore. Secondo quanto segnalato anche ieri dall’Acri il valore aggregato dell’esenzione cancellata non supera i 600mila euro, riguardando solamente gli immobili che gli enti destinano all’esercizio stretto delle loro finalità filantropiche. Il gettito annuale Imu sul patrimonio immobiliare “ordinario” delle Fondazioni è invece già calcolato in circa 3 milioni. Soltanto il 2% circa del patrimonio delle Fondazioni – che raggiunge i 43 miliardi a valore di libro – è investito in “real estate” e solo una quota minoritaria è costituita da immobili strumentali.
«Abbiamo eliminato un’iniquità a favore delle Fondazioni, i cui apparati devono essere ridimensionati», hanno commentato Lannutti e Mascitelli, sottolineando la «chiara volontà trasversale» emersa a Palazzo Madama. Gabriella Giammanco, deputata Pdl, ha ricordato la «perfetta sintonia» tra l’emendamento e un proprio ordine del giorno durante la discussione della legge di stabilità. «Il gettito derivante da questo provvedimento dovrebbe essere impiegato per ridurre le aliquote Imu sulla prima casa».
Ovviamente negativa la reazione dell’Acri, anche se il presidente Giuseppe Guzzetti ha parlato di «battaglia contro un moscerino», riferendosi all’esiguità della cifra in gioco. Per il vertice Acri il caso Imu comporta comunque «una seria discriminazione incostituzionale nei confronti delle Fondazioni che fruiscono di un’esenzione non in quanto tali ma in quanto enti che svolgono un’attività non profit». Anche all’ultimo congresso dell’Acri le Fondazioni avevano posto la propria «questione fiscale»: solo l’aggravio dell’imposta di bollo sui prodotti finanziari si traduce in quella che l’Acri considera una vera e propria «minipatrimoniale» da una sessantina di milioni all’anno.
Ieri è intanto proseguito senza sosta il confronto fra Tesoro e vertici della Fondazioni – in contatto con le aule parlamentari – sulla modalità di conversione in azioni ordinarie dei titoli privilegiati (30%) detenuti da 65 enti nella Cdp. Guzzetti, è rimasto a Roma e ha annullato gli impegni istituzionali del fine settimana per seguire personalmente la vicenda. L’ipotesi-base di sblocco – via emendamento – rimane la ricezione del recente parere del Consiglio di Stato, chiesto dal ministero dell’Economia. I magistrati amministrativi hanno suggerito che sia una norma di legge a chiarire i termini statutari della proprietà della Cdp, presieduta da Franco Bassanini. Nel merito, il parere ha riconosciuto l’applicazione dello statuto della Cassa per il calcolo del valore delle azioni in caso di eventuale recesso delle Fondazioni, ma ha affermato che i titoli detenuti dagli enti sono da considerare azioni (e quindi soggette ad incorporare incrementi di valore nel tempo) e non obbligazioni. E questo è parso guardare al relativo contenimento del conguaglio richiesto alle Fondazioni, che si sono dette disposte a versare fino a un miliardo nella Cdp. L’invito finale del Consiglio di Stato – concretamente accolto da tutte le parti al tavolo – è stato comunque quello di cercare «un compromesso per scongiurare un eventuale contenzioso» che costituirebbe «una danno in sé» alla Cdp. (Altri servizi a pagina 33).

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